Un mese che sposta gli equilibri: l’Italia commercia come non mai, le auto tornano protagoniste e dal Far East arriva un’onda lunga che cambia le nostre banchine, le fabbriche e forse anche il gusto degli automobilisti.
Marzo ha dato ritmo. Le nostre esportazioni hanno toccato il massimo storico mensile: 61,7 miliardi di euro. Crescono i metalli, l’elettronica e, soprattutto, le quattro ruote. Anche le importazioni salgono a 56,97 miliardi. La bilancia commerciale resta in avanzo, poco sotto i 4,71 miliardi. È un equilibrio sottile ma solido, confermato dai dati Istat.
Cosa dicono i numeri
Nel settore auto, l’export prende fiato. L’Italia vende di più in Germania (+21,3% a marzo), in Spagna (+47,5%) e in Francia (+32,8%). Qui c’è la mano delle nostre “nicchie pesanti”: la Motor Valley e i suoi marchi dal prezzo alto, come Ferrari e Lamborghini. E c’è la ripartenza di Stellantis: nel trimestre i siti italiani hanno prodotto 120.366 veicoli, +9,5%. Le autovetture volano a 73.841 (+22%), spinte da Melfi (+92,5%), Mirafiori (+42,4%) e Pomigliano (+6,7%). Cassino soffre, Modena cresce ma resta piccola in volumi.
Gli acquisti dall’Unione europea restano dominanti. A marzo abbiamo importato quasi 1,2 miliardi di veicoli “made in Germany”, 625 milioni dalla Spagna e 305 milioni dalla Francia. Il trimestre conferma il quadro: 3,01 miliardi di flusso dalla Germania, 1,4 dalla Spagna, 820 dalla Francia.
Ed eccoci al punto che cambia la mappa mentale del mercato. A marzo, le importazioni di auto dalla Cina hanno superato il mezzo miliardo: 523,264 milioni di euro. È un balzo del 252,5% sullo stesso mese dell’anno prima. Nel trimestre il contatore arriva a 994,53 milioni (+131,8%). Oggi le spedizioni cinesi pesano oltre un decimo del totale import auto (4,893 miliardi a marzo, +22,1%). Numeri che non si vedono per caso.
Il fattore logistico: porti e rotte
C’è la spinta commerciale dei costruttori del Dragone. Nel primo trimestre hanno esportato 2,34 milioni di veicoli nel mondo. Ma c’è anche la geografia. L’Italia è al centro del Mediterraneo, incrocio delle rotte che passano per Suez. Se guardi una mappa, capisci perché qui attraccano tante navi ro-ro.
Contano gli operatori. La collaborazione tra Leapmotor International e il gruppo Grimaldi ha messo in mare 15 viaggi tra Cina ed Europa nei primi tre mesi, con scali in otto porti, tre italiani: Livorno, Civitavecchia, Gioia Tauro. In 18 mesi sono arrivati quasi 100.000 veicoli, di cui 20.000 per il mercato italiano solo nel primo trimestre 2026. Attorno alle banchine lavorano specialiste come Automar. E i marchi si organizzano: BYD usa Gioia Tauro come hub per l’Italia centro-meridionale. Persino il gruppo DR riceve lì i veicoli da rifinire a Macchia d’Isernia.
La scena, insomma, è doppia. Da un lato le nostre eccellenze spingono l’export. Dall’altro, l’onda cinese trova in Italia una porta naturale. È una sfida aperta: prezzi aggressivi, modelli elettrici che provano a entrare nelle nostre abitudini, tempi di consegna più rapidi grazie ai porti giusti.
Non c’è un esito scritto. Le fabbriche italiane stanno rialzando la testa, ma la concorrenza asiatica ha velocità e flotta. La domanda è semplice e scomoda: quando un cargo car-carrier allinea le rampe a Gioia Tauro e spuntano centinaia di crossover lucidi, noi cosa scegliamo? Il marchio che racconta chi siamo stati, o il prezzo che indica dove stiamo andando?




