Ferrari a Spa: tra Speranze e Realismo. Le Riflessioni di D’Ambrosio, Vice-Team Principal

Spa non è solo un circuito: è una strada che attraversa un bosco e finisce dritta nel cuore. Per Jérôme D’Ambrosio, oggi vice-team principal della Ferrari, è casa: profumo di pioggia nelle Ardenne, ricordi di corse all’alba, il pubblico che riconosce i nomi prima ancora dei numeri sul tabellone.

Spa, emozione di casa e sguardo di squadra

Capisci perché qui l’aria pesa di più. D’Ambrosio ha corso a Spa da pilota. Conosce le pieghe della pista e quelle del meteo. Sa che la curva di Eau Rouge non perdona chi esagera e che un cielo pulito può diventare grigio in un giro. Oggi, però, guida persone e decisioni. Non parla per slogan. Cerca equilibrio.

Questo è il primo punto. La Ferrari arriva a Spa-Francorchamps con una base solida e un obiettivo chiaro: restare nel gruppo che conta, evitando promesse facili. La pista misura 7,004 km, la più lunga del Mondiale. Si corre per 44 giri. Due zone DRS, lunghi tratti a gas aperto, frenate che scaldano i freni ma gelano le mani. Serve una vettura efficiente sui rettilinei e stabile nelle curve veloci come Pouhon e Blanchimont. Chi sbaglia l’assetto paga in consumo gomme, soprattutto se fa freddo. Qui capita spesso.

I precedenti aiutano a pesare le parole. Nel 2019 Charles Leclerc ha vinto la sua prima gara proprio qui. Negli ultimi anni, però, Spa ha premiato chi ha un pacchetto completo, capace di volare sul dritto e di non sbandare sul bagnato. La safety car è sempre dietro l’angolo. La sosta ai box costa tempo. Una chiamata sbagliata può rovinare una domenica intera.

Tra speranze e realismo: la linea di D’Ambrosio

E qui arriva il centro della questione. La “gara di casa” per D’Ambrosio accende il tifo, ma spegne gli eccessi. Il suo messaggio, nei fatti, è semplice: emozione sì, aspettative misurate. Il lavoro conta più delle dichiarazioni. La squadra ha bisogno di una finestra di assetto chiara, di una gestione gomme pulita e di una strategia flessibile se il meteo si mette di traverso. Gli aggiornamenti? Possibili, ma non è stato comunicato nulla di definitivo. Meglio parlare quando i cronometri confermano.

C’è anche un tema umano. Spa chiama a raccolta i dettagli: il muretto che anticipa la pioggia alla Combes, i piloti che costruiscono fiducia a piccoli passi sulla salita del Raidillon, i meccanici che stringono tempi e bulloni. D’Ambrosio lo sa: una squadra cresce quando regge la pressione di casa senza farsi trascinare fuori ritmo.

Esempi concreti? Un venerdì pulito, con stint lunghi per mappare degrado e pressione delle gomme. Un sabato senza rischi inutili nelle Q1, perché qui la scia aiuta ma inganna. Una domenica che non disdegna l’undercut se le temperature scendono e il graining bussa alla porta. Sono scelte piccole, ma pesano.

Il pubblico belga farà rumore. La Ferrari porterà il rosso in mezzo al verde. D’Ambrosio si muoverà tra i box con la calma di chi sa dove mettere i piedi. È questa l’immagine che resta: la foresta che ascolta, la pista che cambia, una squadra che decide di non rincorrere il miraggio dell’eroismo, ma la sostanza. In fondo, non è questo che chiediamo a una domenica di Spa? Un brivido, sì. Ma costruito bene.