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Il ragazzo che ha bullizzato il professore: "Ricevo minacce di morte"

Dopo la notorietà ricevuta dalla condivisione del video in cui si comportava da bullo con il professore il ragazzo ha confessato a ‘Le Iene’ di essere vittima di minacce di morte.

Sul finire della settimana scorsa un video in cui un quindicenne si comportava da bullo in classe con il professore è diventato virale facendo scattare un’emergenza mediatica sul bullismo nelle scuole italiane. Nel filmato in questione l’adolescente urlava al professore di inginocchiarsi al suo cospetto domandandogli: “Chi è che comanda?”. La scena deprecabile ha suscitato il clamore dei social e quello dei media in generale, scatenando una vera e propria gogna mediatica che ha avuto conseguenze più profonde di quelle che si possano immaginare.

Il servizio de ‘Le Iene’: “Mi minacciano di morte ogni giorno”

Spinti dal clamore mediatico suscitato dal video, gli inviati de ‘Le Iene‘ sono andati a parlare con il 15enne per capire la sua posizione su quanto successo. Il ragazzo spiega subito di essersi pentito da tempo di quelle azioni e di aver chiesto scusa sia alla vice preside che al professore: “Mi sento una persona un po’ di m… perché ho fatto delle cose che se ci penso ora non rifarei. Ho capito i miei errori. E’ già da un po’ che li ho capiti e sinceramente più che scusarmi. Sono andato a chiedere scusa alla vicepreside e sono stato un’ora e mezza a parlare. Ho provato anche a chiedere scusa al professore, ma non mi ha nemmeno voluto parlare”.

Il giovane dunque ha capito il suo errore e sa che merita una punizione, ma adesso, a causa della notorietà ricevuta, sta ricevendo un contrappasso esagerato: “E’ vero ho sbagliato, sono il primo a dirlo. Però ora la gente mi riconosce come se avessi ucciso una persona. Ogni due minuti sui social avevo uno che mi minacciava, ogni due minuti. Minacce pesanti: ‘Vieni a Lucca che ti si ammazza’; ‘Fai il grosso a Lucca che ti si accoltella'”. Ancora una volta, insomma, si vede come il meccanismo della viralizzazione possa avere degli effetti nefandi, anche per una semplice bravata, ed in questo caso, a differenza di quanto capitato per Tiziana Cantone (solo per citare il caso più famoso), la colpa è anche dei media che hanno dato risonanza a quanto accaduto.