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Sergio Perez (©Getty Images) 

F1| Perez: “La F1 non premia le capacità del pilota”

Salito sul terzo gradino del podio nel GP dell’Azerbaijan, alla vigilia del primo round al 100% europeo del prossimo weekend in Spagna, Sergio Pérez ha voluto riportare alla ribalta un tema molto dibattuto da qualche anno a questa parte, ossia quello per cui il Circus della modernità non premia il cosiddetto “manico” del pilota, ma privilegia le doti del mezzo e soprattutto, dal 2014 in avanti, della power unit.

E’ un’ingiustizia

Approdato nella massima serie a ruote scoperte nel 2011 con la piccola Sauber, il messicano si era subito messo in luce per il suo carattere frizzantino e per le manovre al limite in pista non del tutto lontane da quelle di Max Verstappen. Dato da diversi addetti ai lavori e personaggi del paddock come un papabile candidato ad un volante importante, con il passare del tempo e a seguito della defaillance nel suo disastroso one-shot in McLaren, durante il quale era stato aspramente criticato da più parti, ha perso la speranza, e ora da ormai non più giovane driver Force India, sente di dover sfogare la sua rabbia.

“La F1 è uno sport davvero ingiusto”, le sue parole riportate da F1i.com. “Le performance di chi è alla guida sono decisamente meno determinanti rispetto ad altre discipline. Non è come il tennis, dove il risultato dipende da te. Pur essendo il migliore del gruppo se non possiedi la vettura più forte non potrai mai vincere“.

“Per quanto mi riguarda non sento più la frustrazione di non essere sulla monoposto più competitiva. Riconosco la fortuna di essere titolare e di aver fatto una bella carriera. Allo stesso modo so di aver avuto delle opportunità in passato e di potermi ancora imporre in gara. Molto comunque dipenderà dalle macchine a mia disposizione in futuro”, ha ammesso il 28enne tirando i remi in barca.

Chiara Rainis