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yara e bossetti
(websource)

La Corte di Cassazione ha confermato l’ergastolo a Massimo Bossetti, ritenuto responsabile dell’omicidio della giovane Yara Gambirasio

I giudici della Cassazione hanno confermato le sentenze di condanna di primo e secondo grado a Massimo Bossetti, accusato dell’omicidio della giovane Yara Gambirasio. Il carpentiere di Mapello dovrà, dunque, scontare l’ergastolo inflittogli per l’assassinio della ragazza di 13 anni scomparsa a Brembate di Sopra (Bergamo) il 26 novembre del 2010 e ritrovata senza vita nel febbraio del mese successivo.

Caso Yara Gambirasio: le motivazioni della Corte di Cassazione

Secondo gli Ermellini, il killer di Yara è senza dubbio Bossetti, in quanto sarebbe impossibile trovare una persona diversa da lui con un  profilo genetico identico a quello del Dna ritrovato dagli inquirenti sugli slip della ragazza. Nelle motivazioni della Corte Suprema sono state riportate delle analisi statistiche a sostegno della tesi dell’accusa, in cui si spiega che per trovare una persona con lo stesso Dna dell’imputato occorrerebbero 3.700 miliardi di miliardi di miliardi di individui. A questi dati si è aggiunta la possibilità di errore delle analisi statistiche svolte che sarebbe “di 1 su 20 miliardi (superiore a tutta la popolazione, viva e morta, transitata sulla Terra dalla comparsa dell’uomo), salvo che l’imputato abbia un fratello gemello monozigote (in questo caso il Dna sarebbe identico), circostanza però non dedotta ed esclusa da tutti i protagonisti della vicenda”.

All’interno delle 155 pagine redatte dal giudice estensore Stefano Aprile si legge altresì: “Il profilo genetico è stato confermato da ben 24 marcatori, quando le linee guida della comunità scientifica ne richiedono solo 15”. “Il dna di Bossetti– si legge nella sentenza- non era presente nelle banche dati all’epoca disponibili e che sono state ampiamente e ripetutamente consultate proprio allo scopo di identificare Ignoto 1, sicché è impossibile ipotizzare una contaminazione dei reperti prelevati all’inizio del 2011 con il profilo dell’imputato che è stato acquisito soltanto tre anni dopo”. Infine la Corte suprema ha ritenuto infondato il ricorso presentato dai legali del muratore bergamasco, i quali da sempre hanno battuto sull’assenza del Dna mitocondriale di Bossetti nella traccia rinvenuta sul corpo di Yara. Ad avviso dei giudici il ricorso sarebbe privo di fondamento in quanto: “muove da un presupposto (la necessaria compresenza di Dna nucleare e dna mitocondriale) che risulta smentito dallo stesso consulente tecnico di parte la cui deposizione, infatti, non viene neppure citata nel ricorso”.

Con la sentenza della Corte di Cassazione, ultimo grado di giudizio, si chiude dopo otto anni una delle vicende giudiziarie che ha sconvolto il Paese.

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