CONDIVIDI

Vialli e il tumore nascosto con il quale lotta da mesi: “Spero non ritorni” VIDEOParla Gianluca Vialli: l’ex attaccante della Nazionale svela nel suo libro di prossima uscita di aver avuto il tumore: “Mesi di lotta, non so come andrà”

Esce allo scoperto Gianluca Vialli. L’ex attaccante di Cremonese, Sampdoria e Juventus, oltre che della Nazionale, rivela di star giocando la partita più importante di sempre. Quella dove in palio c’è la sua vita. Il 53enne lombardo parla del libro sulla sua vita che uscirà presto, e lo fa al corriere della Sera. Ampio risalto ha proprio la lotta con la malattia. “Avrei fatto a meno di parlare di questo, ma non è stato possibile. Lo considero però un qualcosa dal quale trarre insegnamento. Sapevo che era una cosa dura da comunicare agli altri”, dice Vialli. “Non vorresti mai far soffrire i tuoi cari, poi è come se ti prendesse un senso di vergogna, quasi come se tutto questo fosse colpa sua. Indossavo un maglione sotto alla camicia per nascondere la cosa agli altri. Infine però ho scelto di raccontare tutto quanto nel libro. È trascorso un anno e ho ritrovato anche il mio ‘fisico bestiale’. Ma non sono ancora certo di come finirà la cosa. Mi auguro però che la mia storia possa dare coraggio ad altri che sono nella stessa situazione. Durante la cura facevo spesso ricorso ad una frase importante che mi annotavo dovunque.

vialli tumore
Gianluca Vialli svela: “Ho avuto il tumore, non so ancora come finirà”

Vialli: “La Samp di Mantovani un amore, la politica di oggi è sbagliata”

“Noi siamo il prodotto dei nostri pensieri”. Pensare in modo vincente ti fa fare la differenza, nella vita il 10% accade per caso e l’altro 90% avviene perché siamo noi a scegliercelo”. Per Vialli questo sarà il secondo libro. Al suo interno si parlerà dell’infanzia vissuta all’oratorio, di come i giovani d’oggi vivano in modo del tutto diverso, e di molto altro ancora. “Mio papà votava Repubblicani e costruiva prefabbricati. Ho altri quattro fratelli, io sono il più giovane. La politica di oggi non mi piace: se un politico in Inghilterra fa qualcosa di sbagliato poi si dimette e chiede scusa. Lo impongono le regole e l’educazione. Poi lì si pagano le tasse, si rispettano le code e le regole in generale. La mia squadra del cuore? La Cremonese, anche se tifavo Inter”. Prima di approdare dai grigiorossi alla Sampdoria nel 1984, lo aveva già cercato la Juventus. “Ma io non ero pronto. Poi parlai con il presidentissimo blucerchiato Mantovani e mi convinse a scegliere Genova”.

“Mancini un fratello per me, non parlo di Zeman”

Lì nacque la grande coppia Vialli-Mancini. “Siamo fratelli, condividiamo tante cose ed in campo abbiamo combattuto le stesse batteglie. Possiamo restare per molto tempo senza sentirci, ma il rapporto rimane per sempre. Il presidente Mantovani poi ci adorava, al punto da chiamare Gianluca e Roberto due suoi cani. Non so se esserne contento”. Con la Sampdoria ci fu la vittoria dello scudetto, ed anche una Coppa delle Coppe vinta. “Mi cercò pure il Napoli di Maradona. Io però ero innamorato di Mantovani e dell’ambiente. Poi arrivò la Juve e fu un onore giocarci. Senti davvero il peso di quella maglia. Ma fu una sorpresa scoprire Torino come città, non è fredda e nebbiosa come sembra. Moggi? Un grande dirigente, ma la Juve che non ha rispettato le regole avrebbe potuto benissimo fare a meno di certe scelte. Avrebbe vinto comunque, ma si è scelta una certa strada. Io comunque mai ho avuto la sensazione che gli arbitri ci favorissero”.

“Maradona il più grande, che fortuna ho avuto”

Su Zeman ed il doping: “Non voglio riaprire vecchie polemiche, ma ho imparato che ignorare certe cose è meglio, soffri di meno. In bianconero ho preso lecitamente la creatina per qualche mese, come facevano tutti. Nel 1996 a Roma vinsi la Champions League con la Juventus, fu l’ultima dei bianconeri, la pressione era tanta ma non pensarci al momento dei rigori ci permise di trionfare”. Vialli poi rivela: “Il più grande avversario in carriera è stato Maradona a Messico ’86. Poi tanti altri: Zico, Platini, Gullit, Van Basten, Matthaeus. E poi c’era Bearzot, che aveva un carisma mostruoso. Io sono stato fortunato, in carriera ho corso per Mancini, Zola, Baggio, Del Piero. Sacchi? Non riuscimmo a legare, mentre Lippi fu il mio messia. Lasciai la Juve perché sognavo l’Inghilterra e poi mi proposero un rinnovo solo annuale”. Tornando sulla malattia: “Feci 8 mesi di chemio e sei settimane di radioterapia. Ora sto bene, ma sempre con l’incertezza. Sarebbe bello però sentirmi dire da qualcun altro che ce l’ha fatta che non ha mollato grazie a me”

 

Google ha selezionato TuttomotoriWeb.com tra i siti accreditati per il servizio News. Seguici su Google News per restare aggiornato su tutte le notizie dal mondo dei motori