Rosa Bazzi
Rosa Bazzi (foto dal web)

In un’intervista concessa dal carcere di Bollate alla trasmissione Le Iene, Rosa Bazzi, accusata insieme al marito Olindo Romano della strage di Erba, ha fatto nuove rivelazioni sul caso.

Nella scorsa puntata del programma Le Iene, andata in onda ieri domenica 14 aprile, è stato trasmesso un altro servizio sulla strage di Erba, caso di cui da tempo si occupano l’inviato Antonino Monteleone e Marco Occhipinti. L’inviato della trasmissione si è recato nel carcere di Bollate per intervistare Rosa Bazzi, condannata all’ergastolo insieme al marito per la strage consumatasi nel dicembre del 2006. A dodici anni di distanza Rosa è tornata davanti le telecamere per parlare della vicenda.

Strage di Erba: l’intervista in carcere a Rosa Bazzi de Le Iene

L’inviato de Le Iene Antonino Monteleone è tornato a parlare della strage di Erba in un nuovo servizio mandato in onda nel corso dell’ultima puntata della trasmissione di Italia 1. Dopo aver intervistato Olindo Romano, nell’inchiesta condotta con Marco Occhipinti, Monteleone si è recato nel carcere di Bollate per un’intervista con Rosa Bazzi, condannata in via definitiva all’ergastolo per il massacro consumatosi nel comune di Erba l’11 dicembre 2006. Rosa, che già dai primi minuti della registrazione appare tesa, ha ripercorso quei giorni dopo la strage e prima del suo arresto, parlando della sua confessione ai magistrati. “Non è facile per me – afferma in apertura la donna- mi sembra di avere 100 occhi, di essere ancora un’altra volta giudicata. Non è facile, forse voi è il vostro lavoro, mi trovo veramente in disagio. Non parlarne significa che io sono colpevole, non parlare di ciò che è successo vuol dire ‘va bene sono due stupidi lasciamoli in galera’. Non capisco perché gli avvocati ovunque vadano trovino sempre un muro. C’è la verità, fatela uscire, poi se sono colpevole, basta lasciatemi in galera, però se ci sono tutte queste prove perché li hanno bruciati, perché li nascondono? (riferendosi all’episodio dei reperti bruciati prima della sentenza, ndr)”. “Sono molto arrabbiata -prosegue Rosa- perché pensavo di credere nella giustizia, invece con me la giustizia italiana ha fatto un buco nell’acqua. Domenica ho visto la trasmissione, è giusto quello che ha fatto quel signore che ha bruciato i reperti? Chi glielo ha detto? Non siamo stati noi due, non hanno svolto bene il lavoro che hanno fatto, se lo avessero fatto bene, cioè come mai spariscono le cose adesso che potevano andare a controllarli allora? Perché devono sparire reperti che non hai niente da tenere nascosto? Lasciali, così se c’è la mia impronta avete da dire bon, siete stati voi basta, chiudiamo il discorso, chiudiamo tutto, basta“. Rosa poi prosegue: “Voglio che la verità venga fuori, però ogni volta ci mettono sempre i bastoni tra le ruote. Quando gli avvocati o voi fate un passo avanti, gli altri ci fanno fare uno indietro, faccio fatica a credere nella giustizia. A questo punto la mia fiducia è svanita“.

Alla domanda dell’inviato se Rosa e suo marito fossero arrabbiati con Raffaella Castagna, Rosa spiega: “Arrabbiati no, c’erano dei problemi ma non potevamo arrivare alle mani. Una volta ci siamo spinti ed ad insultarci, Raffaella è caduta perché c’era lo stendino e la neve. Per questo avrei dovuto ucciderli? Io discuto molte volte con gli avvocati, ma cosa dovrei fare ucciderli?“. La donna e l’inviato de Le Iene parlano dell’episodio del pedinamento avvenuto ai danni di Raffaella Castagna che ha chiamato la Polizia Municipale perché i due coniugi la stavano seguendo in macchina mentre lei si trovava in treno: “Anche Olindo lo ha detto, era per un lavoro. La strada per andare a Canzo è vicino al treno. Quando sono arrivati i vigili non sono andata in escandescenza, ho solo spiegato che stavo andando lì per lavoro. Può capitare, la strada era quella“. Tornando sulla strage Rosa confessa nuovi dettagli che sino ad ora non erano mai emersi: “Non siamo stati noi, non siamo saliti. L’ho detto anche ai carabinieri, perché quando siamo usciti noi abbiamo visto un signore, però non, non ci hanno neanche ascoltato. L’abbiamo detto sempre al maresciallo Gallorini. Noi abbiamo visto un signore, con una borsa in mano, aveva un giaccone e un cappello. Quest’ultimo, mai visto prima, è’ entrato nella porta con un sacchetto di plastica chiaro, questo me lo ricordo, perché questa cosa ce l’ho ancora nella mente“.

Rosa Bazzi: “Non volevo che prendeva la colpa Olindo e mi sono presa io la colpa

Sulle confessioni rilasciate agli inquirenti dopo la strage Rosa spiega: “Perché ho confessato? Bella domanda, chiediamolo all’Olindo, glielo chiediamo ai carabinieri. Io non sapendo, perché non mi era mai successa una cosa del genere, abbiamo capito lo sbaglio di accollarci quello che ci hanno detto i carabinieri. Noi abbiamo avuto fiducia del maresciallo Gallorini. Io non volevo che prendeva la colpa Olindo e mi sono presa io la colpa. Dopo 12 anni ancora non mi sono chiesta del perché l’ho fatto e oggi, anche parlando con Olindo, dico ‘non c’era nulla da nascondere, non era successo niente. I carabinieri hanno detto ad Olindo che potevamo prendere uno sconto di pena“. “Io non so come spiegare come si uccide un bambino – prosegue Rosa Bazzi- perché non l’ho fatto, non potevo arrivare a questo punto. Le foto che ho visto, è stato molto pesante. È stato pesante tutto questa cosa, cioè non so come spiegargliela, non è stato bello vedere le foto quel giorno lì, non è stato bello. Le foto? Le abbiamo viste tutte insieme“. La donna poi lancia un’accusa contro il maresciallo Gallorini, affermando che il militare dell’Arma le abbia riferito alcuni particolari della strage parlandone sempre fuori casa per evitare di essere registrato delle microspie. L’argomento dell’intervista si sposta sulla mancanza di prove scientifiche sulla scena del delitto: “Beh non c’era neanche niente da trovare. Perché su una cosa del genere credo che scendevi, eri in un lago di sangue vedendo le foto era una cosa indescrivibile. Un’impronta nostra non l’hanno mai trovata, né in casa nostra né da nessun’altra parte. Sono venuti in casa nostra, hanno ribaltato l’abitazione e non hanno trovato nulla“.

Strage di Erba, Rosa: “Perché se lo sa Azouz non dice chi è stato?

Infine Rosa parla dell’istanza presentata al Tribunale di Milano da Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna e padre del piccolo Youssef, per revisionare la sentenza: “Beh… mi fa piacere, sono molto contenta di questa cosa però lui lo sa chi è stato. Mi sono fatta 12 anni di carcere, non capisco come mai se sa chi sia stato e se lui dice che siamo innocenti perché sa che non siamo stati noi, perché non dici chi è stato? Loro facevano molto casino, delle feste, quello che dava fastidio è che alcune persone che venivano a prendere la droga ci suonassero ad ogni ora del giorno perché sbagliavano porta“. A questo punto l’inviato chiede a Rosa se abbia idea di chi possa aver commesso la strage e la donna risponde: “Beh, quando hai delle amicizie legate a roba di droga, non sono delle brave persone“. La lunga intervista mandata in onda in un servizio di oltre 40 minuti non è terminata e l’inviato Monteleone spiega che nella prossima puntata sarà trasmessa la seconda parte.

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