Simonetta Cesaroni
Simonetta Cesaroni (foto dal web)

A 29 anni di distanza dall’omicidio di Simonetta Cesaroni, la ragazza uccisa con 29 coltellate sul posto di lavoro il 7 agosto 1990, il caso è ancora irrisolto.

Il 7 agosto 1990, Simonetta Cesaroni, una ragazza di 21 anni di Roma viene ritrovata uccisa con 29 coltellate negli uffici di via Poma dell’A.I.A.G., dove lavorava come contabile. In quasi 29 anni da quel terribile omicidio, gli inquirenti non sono riusciti mai a ritrovare l’arma del delitto, gli effetti personali della ragazza e soprattutto il colpevole. Nonostante numerosi rilievi ed indagini, riaperte anche dopo diversi anni, ad oggi il delitto è rimasto irrisolto. Nel 2011 era stato condannato a 24 anni di reclusione l’ex fidanzato della 21, Renato Busco, che venne poi assolto in appello ed in via definitiva dalla Cassazione.

Il delitto di via Poma: la ricostruzione

Nell’agosto 1990 si apre un’orrenda pagina di cronaca nera, un caso che ad oggi, dopo quasi trent’anni è rimasto irrisolto. Una ragazza di 21 anni di Roma, Simonetta Cesaroni, come di consueto si reca presso il posto di lavoro per svolgere le sue mansioni. Simonetta lavorava presso uno studio commerciale, la Reli Sas, come segretaria. Nel luglio del 1990 le venne proposto di lavorare anche come contabile per alcuni giorni alla settimana nella sede dell’A.I.A.G. (Associazione Italiana Alberghi della Gioventù), associazione che faceva riferimento alla Reli Sas e che aveva sede in via Poma 2. La 21enne nel caldo pomeriggio del 7 agosto si recò presso gli uffici di Via Poma in quello che doveva essere il suo ultimo giorno di lavoro prima delle vacanze estive. Simonetta era sola all’interno della sede della A.I.A.G ed intorno alle 17:15 contattò telefonicamente una sua collega, Luigia Berrettini, per alcuni chiarimenti lavorativi, quella sarà l’ultima testimonianza che la ragazza sia ancora in vita. Simonetta, difatti, avrebbe dovuto contattare il suo datore di lavoro, Salvatore Volponi intorno alle 18:20 per spiegare come stesse procedendo il lavoro, ma la telefonata non venne mai fatta. Alle 21:30 la famiglia Cesaroni non vedendo arrivare Simonetta, preoccupati iniziarono a cercarla insieme al fidanzato, Raniero Busco. Arrivati presso gli uffici di via Poma intorno alle 23:30 chiesero al portiere di aprire la porta e si ritrovarono di fronte ad uno scena raccapricciante. Simonetta è riversa a terra esanime, in una stanza diversa da quella dove lavorava, parzialmente vestita con indosso solo il reggiseno abbassato, una canottiera arrotolata verso l’alto e dei calzini bianchi. I vestiti della vittima ed alcuni dei suoi effetti personali sono spariti, mentre le scarpe vengono ritrovate vicino alla porta. Non è tutto, l’assassino ha ripulito la scena del crimine, sistemando la stanza, ritrovata in ordine e asciugando il sangue che Simonetta avrebbe perso a causa delle coltellate ricevute, che si scoprirà attraverso gli accertamenti essere 29 su tutto il corpo. Gli esami sul cadavere riveleranno che la ragazza ha subito anche un morso sul capezzolo sinistro e la morte è avvenuta intorno tra le 18 e le 18.30.

Delitto di via Poma: le indagini

Gli inquirenti sopraggiunti sul luogo del delitto esaminarono la scena e fecero scattare le indagini per l’omicidio di Simonetta Cesaroni. Gli agenti di polizia cercarono nel condominio i vestiti, gli effetti personali della vittima e l’arma del delitto, che non verranno mai più ritrovati, ed interrogarono tutti i condomini, compresi i portieri dello stabile. Dalle testimonianze raccolte si ricostruisce che nessuno è stato visto entrare nel palazzo di via Poma ed i primi sospetti ricadono su uno dei portieri, Pietrino Vanacore che non era con tutti gli altri portieri giù nel cortile dalle 17.30 alle 18.30, orario a cui risalirebbe la morte di Simonetta. Inoltre risultò esserci uno scontrino sospetto, Vanacore ha acquistato dal ferramenta, alle 17.25 un frullino. Vanacore testimoniò che intorno alle 22.30 Vanacore si sarebbe diretto a casa dell’architetto Cesare Valle, più sopra dell’ufficio in cui è stato compiuto il delitto, per fornirgli assistenza, ma lo stesso Valle, però, dichiarò che il portiere è arrivato presso la sua abitazione alle 23.00. La mezz’ora di intervallo tra le due testimonianze porta gli investigatori a sospettare del portiere al quel vengono ritrovate delle tracce di sangue nei pantaloni. Vanacore viene arrestato e dopo 26 giorni rilasciato dato che le tracce di sangue in questione si sono rivelate sue e causate emorroidali di cui soffriva. Inoltre gli esami sul DNA ritrovato sulla scena del crimine non sono del portiere e sui suoi vestiti non verranno trovate tracce di sangue, circostanze che scagioneranno ulteriormente Vanacore. Qualche mese dopo entrerà nella lista dei sospettati Federico Valle, nipote dell’architetto che abitava in via Poma. A farlo finire nel mirino degli inquirenti è la testimonianza di un commerciante austriaco di nome Roland Voller il quale affermò che il 21enne sarebbe stato in via Poma all’ora del delitto e sarebbe tornato a casa con un braccio ferito e sanguinante. Anche in questo caso gli accertamenti successivi sul DNA della scena del delitto non combaciano con quelli di Valle che viene scagionato. Il velo di mistero sul delitto rimane per quasi 24 anni, durante i quali vengono ipotizzate numerose piste collegate ai servizi segreti italiani e alla Banda della Magliana, rivelatesi poi infondate. Tra il giugno del 2004 ed il 2007 i carabinieri dei Ris di Parma effettuano nuove analisi che portano all’incriminazione del fidanzato di Simonetta, Raniero Busco, nel frattempo sposatosi e padre di due figli. Dai test è risultato che il DNA sul corpetto della vittima sono di Busco ed il morso sul seno sinistro sarebbe compatibile con l’arcata dentale dell’uomo.

Delitto di via Poma: i processi

Nell’aprile del 2009 vengono chiuse le indagini relative all’omicidio di Simonetta Cesaroni il cui unico indagato per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà è l’ex fidanzato della vittima. Intanto venne archiviata una seconda indagine sul portiere Vanacore che era stato accusato di essersi introdotto negli uffici inquinando la scena del delitto. Il processo contro Busco si apre nel febbraio del 2010 ed il mese successivo, il 9 marzo, viene ritrovato morto suicida Pietrino Vanacore gettatosi in mare, tre giorni dopo avrebbe dovuto testimoniare nel dibattimento. Dopo due anni il processo davanti la Corte d’Assise di Roma si chiude il 26 gennaio 2011 con la condanna a 24 anni di reclusione per Busco ritenuto l’assassino di Simonetta. Il pubblico ministero Ilaria Calò aveva chiesto l’ergastolo, ma all’ex fidanzato della vittima viene riconosciuto l’aggravante della crudeltà compensato, però, con le attenuanti generiche. In appello gli avvocati di Busco fanno emergere che il segno sul capezzolo potrebbe non essere compatibile con un morso ed il DNA ritrovato sulla scena del delitto è compatibile con quello di Busco, ma anche con altri due profili genetici appartenenti a due uomini. Il processo, apertosi nel novembre 2011, si chiude con l’assoluzione di Busco per non aver commesso il fatto il 27 aprile 2012, assoluzione confermata anche dalla Corte di Cassazione in via definitiva il 26 febbraio 2014.

Ad oggi, a quasi 29 anni da quel maledetto 7 agosto 1990, il delitto di via Poma non ha un colpevole ed il caso, ricco di misteri e controversie, rimane irrisolto.

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