CONDIVIDI
Carlo Lissi e la moglie Maria Cristina Omes
Carlo Lissi e la moglie Maria Cristina Omes (foto dal web)

Un perito informatico di 34 anni nel giugno del 2014 a Motta Visconti stermina la propria famiglia, uccidendo la moglie ed i due figli piccoli. Carlo Lissi, dopo aver confessato il terribile triplice omicidio, è stato condannato all’ergastolo ed ha rinunciato al processo d’appello rendendo definitiva la pena inflittagli.

Il 14 giugno 2014 Motta Visconti, comune in provincia di Milano, e l’Italia intera vengono sconvolti da un’orribile strage. In tarda serata un operatore informatico di 34 anni impiegato di una ditta di software chiama i carabinieri ed i soccorsi dicendo di aver ritrovato senza vita la moglie, Maria Cristina Omes, di 39 anni e i due figli, Giulia 4 anni e Gabriele di 20 mesi. L’uomo afferma si sia trattato di una rapina, ma gli inquirenti lo incalzano durante gli interrogatori e 48 ore dopo, Lissi confessa il triplice omicidio. Condannato all’ergastolo in primo grado, il perito informatico ha rinunciato al processo d’appello rendendo definitiva la sentenza emessa dal gup di Pavia.

La strage di Motta Visconti: la ricostruzione dei fatti

Una famiglia come tutte le altre, lui perito informatico presso un’azienda di software, lei impiegata in una grande assicurazione e due piccoli bambini di 4 e 2 anni. Una famiglia di Motta Visconti, comune nell’hinterland milanese, la cui apparente calma e normalità si frantuma il 14 giugno del 2014. Sono le due di notte quando Carlo Lissi rientra nella villetta sita in via Ungaretti 20 e contatta i soccorsi ed i carabinieri affermando che nella sua abitazione c’è stata una rapina, una rapina finita male con l’omicidio della moglie e dei figli. All’arrivo delle forze dell’ordine e del personale del 118 per Maria Cristina Omes, di 39 anni, ritrovata riversa in una pozza di sangue nel soggiorno, e i due figli, Giulia di 4 anni e Gabriele di 20 mesi, rinvenuti nel letto delle camerette, non c’è più nulla da fare. Maria è morta dissanguata nel soggiorno, mentre i due bambini, secondo gli accertamenti effettuati in seguito, non avrebbero sofferto e sarebbero deceduti nel sonno. Lissi racconta agli inquirenti di non essere stato in casa e di aver visto insieme ad un amico la partita dell’Italia all’esordio nel Mondiale in Brasile contro l’Inghilterra. Gli inquirenti dopo i primi accertamenti scartano subito l’ipotesi della rapina e fermano il 34enne che durante gli interrogatori, a distanza di sole 48 ore dalla strage, confessa il triplice omicidio, raccontando quanto accaduto nella villetta quella maledetta sera. Il 34enne racconta ai militari dell’Arma di aver aggredito la moglie dopo un momento di intimità sul divano, mentre lei urlando gli chiedeva del perché stesse compiendo quel gesto. Lissi afferma di aver colpito Maria prima con una coltellata e poi con un pugno che l’ha fatta accasciare a terra. In seguito, stando alle parole di quello che è stato ribattezzato come il mostro di Motta Visconti, è salito al piano superiore raggiungendo i due figli ed uccidendoli a coltellate nel sonno. Infine dopo essersi lavato e cambiato nel garage ha raggiunto l’amico per vedere la partita dell’Italia esultando ai gol di Marchisio e Balotelli che avevano permesso agli azzurri di battere l’Inghilterra nella partita d’esordio del Mondiale 2014. Oltre alle dinamiche della strage, Lissi rivela anche il movente del terribile gesto, ammettendo di aver agito perché invaghito di una collega, la quale non aveva ricambiato la sua infatuazione. Convinto che l’unico ostacolo tra lui e la sua collega fosse la sua famiglia, secondo la ricostruzione degli inquirenti, Lissi decide di sbarazzarsi della sua famiglia per provare ad instaurare una relazione con la donna. L’uomo racconta di aver preso quella decisione, non pensando al divorzio, perché le separazioni, aveva sentito dire in giro, risultavano complicate sia in termini economici sia per quanto riguarda i figli.

Strage di Motta Visconti: la condanna e la rinuncia all’appello

Nel gennaio 2016 a quasi due anni dalla strage, Lissi, che aveva chiesto di essere condannato al massimo della pena per quanto fatto, viene condannato all’ergastolo per il triplice omicidio dal Gup di Pavia. Il dispositivo prevede anche l’isolamento diurno per tre anni, ma poi la pena è stata ridotta perché l’uomo era giudizio con rito abbreviato. In seguito l’ex perito informatico, detenuto nel carcere di Pavia, ha fatto sapere di aver rinunciato al processo di appello, mettendo fine alla vicenda giudiziaria di una delle più terribili pagine di cronaca nera.

Leggi anche —> Strage di Erba: le nuove rivelazioni di Rosa Bazzi

Google ha selezionato TuttomotoriWeb.com tra i siti accreditati per il servizio News. Seguici su Google News per restare aggiornato su tutte le notizie dal mondo dei motori