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Palazzo Modena
Il palazzo dal quale si è lanciata la donna insieme al nipotino (foto dal web)

Durante la puntata della trasmissione Pomeriggio Cinque, ha parlato un’amica di Silvia Pellacani, la donna lanciatasi dal decimo piano di un palazzo di Modena insieme al nipotino di 5 anni.

Nuove rivelazioni sulla tragedia che ha visto protagonista una donna di 47 anni che a Modena si è lanciata nel vuoto dal decimo piano insieme al nipotino di 5 anni. La donna, Silvia Pellacani, ingegnere informatico e sorella del padre del bimbo, domenica scorsa ha preso in braccio il bambino che era stato affidato alla nonno materna dalla famiglia e si è gettata dal decimo piano di un palazzo in Largo Montecassino nella zona residenziale di Modena. La donna aveva più volte confessato a vicini e conoscenti il difficile rapporto con il fratello Marco che non voleva farle vedere il piccolo affermando: “Prendo il bambino e scappo“. Durante la puntata di Pomeriggio Cinque di ieri ha parlato Giorgia, la barista amica della donna che si è lanciata nel vuoto con il nipote.

L’amica di Silvia Pellacani: “Non era assolutamente una pazza come è stato detto

Un omicidio-suicidio, questa è l’ipotesi su cui stanno lavorando gli investigatori che stanno indagando sulla morte di Silvia Pellacani, la donna lanciatasi nel vuoto dal decimo piano a Modena insieme al nipote di cinque anni. A parlare della vicenda ieri, a 24 ore dalla tragedia, è Giorgia, barista e amica di Silvia, che è stata intervista durante la puntata di Pomeriggio Cinque, la trasmissione in onda su Canale 5 e condotta da Barbara D’Urso. Ai microfoni dell’inviata del programma, Giorgia ha rivelato: “Non era assolutamente una pazza come è stato detto. Non credo neanche che si sia suicidata, aveva una situazione familiare molto delicata. Se si sia suicidata credo sia stata colta da una disperazione talmente grande che ha voluto portare via questo ragazzino da una situazione che non poteva più sopportare“. La barista continua spiegando: “Da quello che diceva Silvia, aveva una situazione familiare molto pesante, voleva salvare il bambino, era diventato il suo obiettivo. Lei pensava sempre al bambino che a suo avviso aveva delle turbe, gli voleva bene, ma si capiva che c’era qualcosa che non andava bene“. Infine Giorgia conclude spiegando: “Secondo me se Silvia è arrivata a fare quello che ha fatto è perché era in uno stato di disperazione talmente elevato che ha sofferto come un cane. Non la sto scusando, non so cosa è successo nella sua testa ma posso assicurare che era pronta a dare anche il cuore per il nipote“.

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