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SERGIO MARCHIONNE UOMO DELL’ANNO 2010 – Sergio Marchionne √® l‚Äôuomo dell‚Äôanno 2010.¬†Fino a qualche mese fa Sergio Marchionne era esaltato con quei facili entusiasmi di cui gli italiani sono maestri. Innovatore, salvatore della Fiat, emigrante di ritorno, schivo uomo del pullover ignaro dello chic dei doppiopetto gessati. Di l√¨ a poco ecco il rovescio dell‚Äôadulazione di casa nostra, l‚Äôinsulto, lo schizzo di fiele, la denigrazione. In poco tempo il Ceo della Fiat √® passato da patriota dell‚Äôautomobile, austero abruzzese figlio di un carabiniere, a filibustiere, padrone assetato di profitto, ¬´illiberale¬ª secondo i moderati della Cgil, ¬´fascista¬ª secondo gli intemperanti della Fiom. Naturalmente l‚Äôincenso di prima (perfino l‚Äôex presidente della Camera Bertinotti ne aveva usato un po‚Äô) e le uova marce di oggi (perfino la destra ne fa uso, per non essere tagliata fuori dal populismo) non nascondono la realt√†: Marchionne ha deciso di smentire le previsioni nette dell‚ÄôEconomist e del Financial Times che annunciavano la morte certa della Fiat e salvare la produzione di auto in Italia. Il patto con la Chrysler, benedetto dal presidente Obama, costringe Fiat alla realt√†: o si produce come produce il mondo, o l‚ÄôItalia non avr√† pi√π manifattura di auto. La Fiom parla di ¬´diritti¬ª come se tutti nel mondo non avessero diritto a un lavoro e una vita dignitosa: ma, dimentica dei suoi maestri come Bruno Trentin, non si rende conto che i diritti vanno creati nella realt√†, non postulati in astratto. E il diritto al lavoro non √® che un flatus vocis se l‚Äôeconomia non lascia fabbriche in un paese. Marchionne ha ricordato a tutti, dal sindacato ai media alla politica, che nel mondo globale si gioca secondo regole globali. La Confindustria, Finmeccanica, la Cisl, la Uil e altre sigle e sindacati sono ora impegnati in una meritoria opera di mediazione perch√©, dopo Mirafiori e Pomigliano, l‚Äôinnovazione di una concertazione diventata qualche volta solo burocrazia arricchisca il paese senza strappi e senza polemiche. L‚Äôanno scorso Il Sole indic√≤ in Giulio Tremonti l‚Äôuomo dell‚Äôanno per l‚Äôeconomia italiana, per il lavoro fatto sui conti pubblici. Non mancarono le polemiche, poi, dal povero Padoa-Schioppa, a De Benedetti, all‚ÄôEconomist anche critici severi del governo convennero che era proprio Tremonti il protagonista. Vedremo le discussioni e il bilancio della scelta che la direzione e i capi redattori del nostro giornale hanno fatto ora. Ma l‚Äôenergia, la visione e le scelte, anche drammatiche, di Marchionne hanno messo tutti davanti alla realt√†, nel suo bene e nel suo male. √à possibile che, a tratti, il capo della Fiat abbia agito con eccessiva ruvidezza, incurante della solitudine o della difficolt√† che altre imprese potranno avere nella nuova modalit√† contrattuale, o con una Fiom pi√π rigida.

E dal presidente Marcegaglia, a Ceccardi di Federmeccanica a Alberto Bombassei non sono mancate le mediazioni e i richiami alla moderazione. Tutti però consapevoli che il mondo va nella direzione che l’uomo dal pullover indica e che i sogni, le utopie e il passato non portano lavoro ma deindustrializzazione. Per questo scegliamo Sergio Marchionne come uomo 2010 dell’economia italiana.

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