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“Si rischia di innescare una guerra tra poveri”

E’ questo l’allarme lanciato da Cgil, Cisl e Uil nei confronti del decreto del governo riguardante il reddito di cittadinanza a causa soprattutto del contraccolpo che riceveranno gli utenti dei centri per l’impiego che non potranno beneficiare del reddito.

Secondo i sindacati il decreto “coniuga in modo improprio la povertà come criterio di accesso e le politiche attive come interventi previsti“.

La preoccupazione maggiore, inoltre, risiederebbe nelle enormi difficoltà da parte dei residenti stranieri di poterlo richiedere: “Il requisito di residenza in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due consecutivi, è per noi inaccettabile per il profilo di incostituzionalità, troppo vincolante nei confronti dei cittadini stranieri, iniquo verso l’intera platea dei soggetti in condizione di bisogno, a partire dai senza dimora ed escludente per i possibili immigrati di ritorno“.

Riteniamo dunque necessario prevedere che i requisiti non entrino in contrasto con le normative comunitarie che regolano le prestazioni di simile natura“.

Anche la Caritas si è espressa sulla difficoltà dei migranti regolari nel poter beneficiare del reddito di cittadinanza, la quale pensa che si tratti di “un provvedimento di contrasto alla povertà non può invece che essere inclusivo, altrimenti crea la paradossale situazione di generale o implementare condizioni di disagio grave o di diseguaglianza nell’accesso

Il reddito di cittadinanza – hanno concluso i sindacati – ha una molteplicità eccessiva di obiettivi, in particolare nasce con il duplice scopo di contrastare la povertà e garantire il diritto al lavoro. Sebbene questi due obiettivi possano risultare complementari, gli strumenti per raggiungerli, guardiamo agli altri paesi, non sono univoci, quindi riteniamo che una sola misura non sia in grado di ottenere efficacemente entrambi gli obiettivi“.

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