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(©Getty Images)

Sara Ricotta Voza sulle pagine de ‘Lastampa.it’ racconta la sua odissea sull’Autobrennero innevato, durante il ponte dell’Immacolata. 12 ore di viaggio per viaggiare da Bressanone-Brixen, in Alto Adige, a Milano.

Il navigatore aveva annunciato traffico intenso, ma nessun cartello luminoso segnalava il problema. “Isoradio parlava dell’A1, di rallentamenti, di maltempo, di code dalle località sciistiche. E in effetti, la tempesta perfetta si stava preparando. Dopo Bolzano la neve sottile diventa tormenta e l’autostrada, come un fiume, si ingrossa del flusso di macchine che arrivano dalle strade affluenti delle valli”..

Alcune ore di viaggio solo per compiere il tratto fino a Trento, con gli spazzaneve che possono pulire solo la corsia di sorpasso e la neve che si fa sempre più intensa. “I cartelli luminosi parlano di anschluss, che è parola neutra per «raccordo», ma ora suona cupa. Poi promettono code «a tratti», ma il tachimetro è sempre fermo o segna a malapena 5”.

Inutile tentare di fare una sosta in autogrill, “quando i cartelli lo annunciano a un chilometro capiamo che lì comincia anche la coda per incolonnarsi. Niente, ci metteremmo ore per entrare nel parcheggio e poi chissà quanto per un Camogli e – soprattutto – per il bagno. In tanti fan due conti e da lì in poi è tutto un accostare di macchine e scendere di passeggeri che fanno pipì en plein air. Qualche suv della polizia passa, vediamo anche un’auto medica”.

Scene “drammatiche” da film che solo chi vive sulla propria pelle può capirne la gravità. Le necessità fisiologiche incombono, bisogna fermarsi alla stazione di servizio successiva. “La gente apre le portiere e barcolla nella neve, sembriamo tutti dei sopravvissuti. La coda al bagno è uno choc, non solo perché sembra quella per i saldi di Harrod’s, ma anche perché la metà si fa all’aperto, sotto la neve e all’aria che mulina. Però è una coda democratica, perché tocca farla tutti… In coda e al freddo si litiga presto e anche il politically correct viene sospeso, così si assiste a un acceso battibecco in cui viene coinvolto un gruppo di persone sorde (sordomuti non si dice più) per nulla intimoriti dalla favella di chi accusavano esser passato davanti”.

Passano le ore, la neve non smette di cadere e iniziano a calare i colpi di sonno. E il giorno seguente bisogna andare al lavoro. “Contro i colpi di sonno si accosta dove si può, si schiaccia un pisolino e si mangia un Pocket Coffee dopo l’altro. Le cose migliorano dopo l’allacciamento sull’A4, c’è sempre meno neve però compare il ghiaccio, quindi svanisce la speranza di poter accelerare un po’”.