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“Andrea Agnelli mente”: Report accusa ancora la Juventus

La trasmissione ‘Report’ continua ad occuparsi stasera dei legami tra la Juventus e gli ultras malavitosi. Ed accusa il presidente Andrea Agnelli su Superga.

L’inchiesta di ‘Report‘ relativa ai legami tra la Juventus e gruppi di tifosi organizzati affiliati alla ‘ndrangheta prosegue. La trasmissione televisiva di inchiesta di Rai 3 condotta da Sigfrido Ranucci risponde alle esternazioni del presidente bianconero Andrea Agnelli, che aveva liquidato quanto diffuso dal servizio mandato in onda lunedì scorso parlando di “necessità di chi fa questi reportage di tenere conto delle sentenze dei tribunali”. Lo stesso Agnelli poi aveva negato che il security manager Alessandro D’Angelo avesse favorito la volontà degli ultras, permettendo loro di far entrare nello ‘Stadium’ durante un derby Juventus-Torino dei ripugnanti striscioni infanganti la memoria della squadra granata con scritte ingiuriose sulla tragedia di Superga. Per ‘Report’ Agnelli mente su questa circostanza, e la cosa risulta palese proprio dalle intercettazioni diffuse dal programma.

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Juventus, ‘Report’ contro Agnelli: “Dice il falso su Superga”

Questa sera si tornerà a parlare dei legami pericolosi tra Juve e tifosi malavitosi nell’ottica di un giro multimilionario di bagarinaggio attivo ancora oggi. “La tesi di Agnelli, secondo la quale la Juventus non avrebbe mai assecondato i tifosi sulla brutta vicenda degli striscioni, viene smontata anche da altre testimonianze”, aggiunge Ranucci. “Abbiamo parlato con Gabriella Bernardis, l’ex compagna di Raffaello Bucci, il capoultras bianconero morto suicida due anni fa ed in preda al terrore nelle sue ultime ore di vita. Bucci come ultimo atto prima di morire aveva rivelato dei rapporti tra la Juventus ed il figlio del boss della ‘ndrangheta, Rocco Dominello.

Intercettazioni e testimonianze smentiscono i bianconeri

Quegli striscioni vennero introdotti nello stadio della Juve per impedire uno sciopero del tifo, il 23 febbraio 2014. La società di Agnelli se la cavò con una multa, ed alla fine il gruppo organizzato dei Drughi riuscì ad imporre la propria volontà mettendo in bella mostra le scritte ‘Solo uno schianto’ e ‘Quando volo penso al Toro’. Il servizio di ‘Report’ dice ancora: “Quel che accadde è che D’Angelo, responsabile della sicurezza della Juve, dovette aggirare il sistema di controllo da lui stesso presieduto, nascondendo gli striscioni incriminati tra gli accessori del catering, in degli zaini.

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