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(©Corriere della Sera)

Potremo riassumerla come una tragedia nella tragedia. Giuseppe Giacconi, alias colui che lo scorso 22 aprile investì uccidendolo il ciclista dell’Astana Michele Scarponi è deceduto a seguito di un tumore che non ha voluto curare poiché ancora distrutto dal dolore per quel tragico incidente che gli aveva rovinato la vita.

Gli appassionati di ciclismo ricorderanno che il marchigiano era fresco reduce dal Tour of the Alps, vecchio Giro del Tentino, utilizzato di solito come preparazione al Giro d’Italia, manifestazione che lo avrebbe visto con i gradi di capitano della squadra in quanto Fabio Aru era stato costretto a dichiarare forfait per problemi fisici. Per cui, prima di partire per la Sardegna, sede di start della Corsa Rosa 2017, aveva deciso di passare qualche giorno nella sua Filottrano, in provincia di Ancona. Purtroppo però le cose non sono andate come avrebbe voluto, in quanto partito per una sessione di allenamento sulle sue strade, si è trovato faccia faccia con il furgone guidato dal falegname del paese, che a seguito di un’incomprensione lo ha falciato lasciandolo esanime.

“Non l’ho visto, vi giuro che non l’ho visto!”, aveva cominciato subito a gridare sconvolto il 58enne poi iscritto sul registro degli indagati nell’inchiesta sulla morte del 37enne.

Da allora, secondo quanto riportato dai concittadini e conoscenti, non si era più riuscito a riprendere e aveva deciso di isolarsi dalla comunità. A nulla erano valse le manifestazioni di solidarietà nei suoi confronti da parte del sindaco e del cardinale di Ancona, Edoardo Menichelli, che il giorno del funerale di “Scarpa” aveva cercato di consolarlo invitando tutti alla preghiera per lui che stava portando un simile peso nel cuore.

Nei mesi scorsi a Giacconi era stato diagnosticato un tumore che tuttavia ha preferito non affrontare con l’energia necessaria lasciandosi morire. L’artigiano verrà sepolto nel cimitero di Filottrano a pochi metri dalla tomba del suo beniamino.

Chiara Rainis