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John Elkann e Sergio Marchionne (Getty Images)
John Elkann e Sergio Marchionne (Getty Images)
Gli azionisti Fiat hanno approvato a maggioranza la fusione che dà vita a Fiat Chrysler Automobiles (Fca). Una decisione che entrerà nella storia del Lingotto e dell’Italia, visto che dopo 115 anni di storia la Fiat, sotto molti aspetti, diventerà “straniera”. La sede legale verrà infatti stabilita in Olanda e quella discale in Inghilterra, ma soprattutto le azioni verranno quotate alla Borsa di New York.

Il presidente John Elkann ha dichiarato a caldo che “è solo l’inizio, voglio solo dire che chi rimarrà azionista come me avrà grandi soddisfazioni”, mentre l’ad Sergio Marchionne ha garantito che, sul versante occupazione, saranno rispettati gli impegni per il rientro di tutti i dipendenti negli stabilimenti italiane. “Fateci lavorare in maniera molto silenziosa – ha scandito -, le cose le faremo”.

Il nuovo corso è stato approvato con l’84% del capitale presente in assemblea e il 44% delle azioni complessive. Voto contrario è stato espresso da circa 100 milioni di azioni, per un controvalore di oltre 700 milioni di euro, pari al 15% del capitale azionario presente in assemblea e al 7,5% del totale.

Nel Consiglio di Amministrazione della neonata Fca siederanno, oltre a John Elkann e Sergio Marchionne, Andrea Agnelli, Tiberto Brandolino D’Adda, Glenn Earle, Valerie A. Mars, Ruth J. Simmons, Ronald L. Thompson, Patience Wheatcroft, Stephen M. Wolf ed Ermenegildo Zegna.

“Non ho il minimo dubbio che il piano sia fattibile e possa essere finanziato da risorse interne”, ha dichiarato ancora Marchionne, che nell’occasione ha anche difeso la scelta di non introdurre nuovi modelli negli anni passati: “Se avessi fatto la Nuova Punto sarei fallito e sarei venuto a fare il giornalista al Sole 24 Ore”, ha replicato a un giornalista del quotidiano economico-finanziario.

E a proposito dei nuovi incentivi per l’acquisto di auto di cui si è parlato nelle ultime ore ha detto: “Spero che il ministro Lupi non lo faccia. Vorrei che fossero eliminati completamente” perché “drogano il mercato, spostano le dinamiche”, mentre “bisogna lasciare che il mercato vada come deve andare”.

Il cda ha anche approvato i conti del Q2 del 2014, che hanno fatto registrare un drastico calo dell’utile netto del gruppo, passato da 435 a 197 milioni di euro. In controtendenza i marchi di lusso, che hanno conosciuto un vero boom degli utili (+60%) grazie soprattutto a Maserati, che nel semestre è passata dalle 3.600 consegne del 2013 alle attuali 17.500. In generale le consegne del Gruppo sono cresciute in Nord America (+10%) e in Asia, sono rimaste sostanzialmente equilibrate in Europa e risultano in flessione in America Latina (-20%). Le vendite hanno segnato un aumento del 2% (1,2 milioni di auto), mentre i ricavi sono scesi del 5% (23,3 miliardi).

Redazione