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Erika e Omar Novi Ligure
Erika e Omar (foto dal web)

Nel febbraio del 2001 due fidanzati ancora minorenni, Erika e Omar, si macchiano di un terribile duplice omicidio, uccidendo a coltellate la madre ed il fratello della ragazza

Sono da poco passate le 21 di una fredda sera di febbraio a Novi Ligure (Alessandria), una giovane ragazza esce in strada e ferma un’autovettura in cerca di aiuto perché in casa è entrata una banda di malviventi. La giovane ragazza, ancora con indosso il pigiama ricoperto di sangue, è Erika De Nardo che poche ore prima aveva massacrato la madre ed il fratellino con la complicità del fidanzato diciassettenne Mauro Favaro detto Omar.

È  21 febbraio 2001 e Novi Ligure, un paese di circa 30mila anime in provincia di Alessandria,  diventa teatro di una delle vicende di cronaca nera più rilevanti del nostro paese. Dopo le 21 una ragazza di 16 anni Erika De Nardo scende in strada per chiedere aiuto, affermando che una banda di criminali è entrata in casa dove all’interno vi erano la mamma Susanna Cassini, detta “Susy” e il fratello undicenne Gianluca De Nardo. Sul posto arrivano le forze dell’ordine che si ritrovano davanti una scena del delitto a dir poco raccapricciante con sangue ovunque e i corpi della donna contabile 41enne riversa in cucina e quello del ragazzo di soli 11 anni nella vasca da bagno uccisi rispettivamente con  40 e 57 coltellate.

La dinamica dell’omicidio

Secondo la ricostruzione definitiva di quanto accaduto nella villetta a schiera di Novi Ligure, i due fidanzatini, in maniera premedita, avrebbero aggredito la madre di Erika, dopo una discussione tra i due a causa dei brutti voti scolastici della ragazza. Gli omicidi si sono svolti mentre il padre Francesco De Nardo, dirigente dell’azienda dolciaria Pernigotti, era con gli amici per una partita di calcetto e, secondo l’accusa, anch’esso faceva parte del piano omicida, ma non fu ucciso perché Omar lasciò la casa in quanto stanco e ferito. Dopo la discussione con la madre, Erika con un coltello da cucina ferisce la madre e, una volta raggiunta dal fidanzato, nascosto in bagno, finisce la donna a cui verranno inferte complessivamente 40 coltellate. Susanna colpita ripetutamente prova a difendersi invano, cadendo anche contro il tavolo della cucina, ritrovato spezzato in due dagli inquirenti. All’omicidio assiste anche il fratello di Erika che, ritenuto testimone di quanto accaduto non viene risparmiato dai due, nonostante non rientrasse nel piano omicida. Erika e Omar agguantano subito Gianluca già in cucina accoltellandolo poi lo accompagnano al piano di sopra, dove la ragazza alza il volume dello stereo per coprire le urla, e dopo averlo colpito in camera di Erika lo finiscono in bagno con 57 coltellate. Dalle indagini sulla scena del delitto, si è scoperto che i due hanno provato a finire il giovane ragazzo prima con del veleno topicida e in seguito affogandolo nella vasca da bagno. Una volta uccisi madre e fratello di Erika, i due ragazzi discutono sulla possibilità di uccidere anche il padre quando sarebbe rientrato dalla partita di calcetto. Omar, però, desiste in quanto stanco e ferito e decide di lasciare la villetta, dopo aver provato a cancellare le impronte sulle armi e il sangue dalle stanze.

Le indagini e l’arresto

Le prime dichiarazioni rilasciate da Erika una volta arrivati sul posto i Carabinieri raccontano di una banda di malviventi extracomunitari, definiti dalla ragazza come “albanesi”, era entrata in casa per rapinare la famiglia, ma la rapina era degenerata e i due criminali avevano ucciso la signora Cassini e il piccolo Gianluca. La ricostruzione considerata attendibile dalle Forze dell’Ordine dà il via alle ricerche dei due fantomatici criminali che portano al fermo di un albanese, molto somigliante ad un identikit fornito da Erika, ma confermato l’alibi l’uomo viene subito rilasciato. Le indagini degli inquirenti proseguono e i sospetti ricadono sempre più sui due giovani fidanzati che, dopo una convocazione in caserma, si tradiscono durante un colloquio nell’anticamera della Caserma dove erano telecamere e microspie. I due vengono, dunque, posti in stato di fermo e trasferiti nel carcere minorile Ferrante Aporti di Torino. Poco tempo dopo, Erika venne trasferita presso la casa circondariale Cesare Beccaria di Milano a seguito di un tentativo di contattare Omar clandestinamente.

Dopo l’arresto: le versioni contrastanti, i processi e le condanne

Dopo essere stati trasferiti in carcere, i due hanno iniziato ad incolparsi a vicenda, fornendo versioni contrastanti e incomplete. A ricostruire i dettagli della notte in cui si è consumato l’efferato duplice omicidio sono stati gli inquirenti grazie all’intervento del RIS (Reparto Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri) di Parma. Il processo ad Erika ed Omar inizia lo stesso anno e il 14 dicembre in primo grado il Tribunale per i Minorenni di Torino li condanna rispettivamente a 16 e 14 anni di reclusione. In secondo grado, la Corte d’Appello di Torino il 30 maggio 2002 e successivamente la Corte di Cassazione il 9 aprile 2003 conferma le condanne. Nel marzo del 2010, Omar venne scarcerato grazie all’indulto e alla buona condotta, Erika, invece, uscì dal carcere un anno dopo un anno e mezzo nel dicembre 2011.

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