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Annamaria Franzoni
Annamaria Franzoni (foto dal web)

La ricostruzione dell’omicidio del piccolo Samuele Lorenzi, un bambino di soli 3 anni ucciso in una villetta di Cogne. Il caso scosse l’Italia intera nel gennaio del 2002.

Nel gennaio del 2002 un bambino di 3 anni, Samuele Lorenzi, viene ucciso in una villetta di una frazione di Cogne, Montroz. Il delitto ha immediatamente avuto un forte impatto mediatico e viene seguito affannosamente dalla stampa. Dopo le indagini dei Carabinieri con l’intervento dei RIS di Parma, viene arrestata la madre la madre del piccolo, Annamaria Franzoni, la quale viene condannata in tutti i gradi di giudizio, prima a 30 e successivamente a 16 anni di reclusione. Da poco tempo, la donna ha terminato di scontare la pena alla quale era stata condannata ed è tornata in libertà.

Delitto di Cogne: la ricostruzione

Il 30 gennaio 2002 un efferato delitto commesso ai danni di un bambino di 3 anni riempie i notiziari ed il giorno successivo le pagine dei principali quotidiani italiani. Da una villetta di Montroz, frazione di Cogne, piccolo centro in Valle d’Aosta, partono due chiamate la prima al medico di famiglia, la seconda al 118. Sono circa le 8:30 del mattino e dall’altra parte del telefono c’è Annamaria Franzoni che al centralino del pronto soccorso afferma di aver ritrovato il figlio di 3 anni, Samuele Lorenzi, che vomitava sangue perché gli era “scoppiata la testa”. Sul posto arriva per prima la dottoressa di famiglia Ada Satragni, che cerca di rianimare il bambino portandolo fuori di casa, fasciandogli la testa e affermando che possa essere stata un aneurisma. Data la collocazione dell’abitazione della famiglia, i soccorsi arrivano poco più tardi con un’eliambulanza ed a parere del personale del 118 le vistose ferite riportate dal piccolo Samuele, tanto da fargli uscire il cervello dal cranio, non possono essere frutto di una causa naturale, come un aneurisma celebrale. Per questa ragione i sanitari contattano i Carabinieri del luogo che intervengono immediatamente per i primi sopralluoghi, intanto il cuore del piccolo Samuele cessa di battere alle 9:55, sulla lettiga che lo stava trasportando dal Pronto soccorso alla sala operatoria. Sono tutti scossi da quanto successo nello chalet di una piccola città della Val d’Aosta nel gelido inverno del 2002.

Delitto di Cogne
I Carabinieri effettuano i rilievi presso l’abitazione dei Lorenzi (foto dal web)

Delitto di Cogne: le indagini

Le indagini dei Carabinieri iniziano sin da subito e si cerca di ricostruire la dinamica dell’accaduto. Quarantotto ore dopo la morte, viene effettuata l’autopsia sul corpo del bambino che conferma la teoria del personale sanitario giunto sul posto dopo la chiamata della Franzoni: Samuele non è morto per cause naturali, ma il decesso è sopraggiunto a causa di 17 colpi sferrati alla testa con un oggetto contundente, di cui i primi due risultarono essere mortali. Sul capo del bambino sono state rinvenute anche tracce di rame che indicavano il metallo di cui era composta l’arma del delitto, ad esempio un mestolo ornamentale o di una pentolino. A Cogne arrivano i RIS di Parma guidati dal colonnello Luciano Garofano per effettuare i rilievi nell’abitazione dei Lorenzi, anche se gli spostamenti del piccolo Samuele nei primi tentativi di rianimazione e il via vai di persone alterarono irreparabilmente la scena del delitto. Dagli uomini dell’Arma nella villetta viene ritrovata un’enorme quantità di sangue, ma non l’arma del delitto e vengono sequestrati gli indumenti e gli zoccoli di Annamaria Franzoni anch’essi ricoperti di sangue. I funerali di Samuele vengono svolti il 9 febbraio 2002 e il caso intanto ha un clamore mediatico molto rilevante: pagine di quotidiani, speciali televisivi (passerà alla storia il plastico dell’abitazione di Cogne in uno speciale di Porta a Porta condotto da Bruno Vespa), interviste tutte in cerca della verità su quanto accaduto all’interno della villetta quel 30 gennaio. La vera svolta arriva 40 giorni dopo quando Annamaria Franzoni viene iscritta nel registro degli indagati per l’omicidio del piccolo Samuele e due giorni più tardi viene arrestata con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela, ma il Tribunale del Riesame di Torino poco dopo accorda la sua richiesta di scarcerazione per carenza di indizi. Contro la donna, oltre ad essere la sola presente in casa al momento dell’omicidio ed il sangue con materiale cerebrale sui vestiti, vengono registrate alcune intercettazioni; addirittura un carabiniere sosteneva che mentre i soccorsi stavano tentando di salvare la vita a Samuele lei chiedeva insistentemente al marito di fare un altro figlio. Inoltre poche ore prima della morte di Samuele la Franzoni disse al marito di non sentirsi bene e quest’ultimo chiamò la guardia medica per una sorta di attacco di panico. La donna si è sempre difesa affermando di essere uscita di casa e di aver accompagnato il figlio più grande Davide a prendere lo scuolabus alla fermata. Una volta rientrata in casa, dopo circa 10 minuti, ha trovato Samuele ferito alla testa. I rilievi, però, non hanno dimostrato la possibile introduzione in casa di un soggetto: nessun segno di forzatura a porte e finestre e nessuna traccia di sangue o di DNA o testimonianza in merito.

Delitto di Cogne: i processi

Dopo la perizia medica su Annamaria Franzoni che ne attestò la capacità di intendere e di volere della donna, la madre di Samuele dichiara di essere incinta durante una puntata del Maurizio Costanzo Show il 16 luglio dello stesso anno. Il processo in primo grado con rito abbreviato contro la donna, difesa dall’avvocato Carlo Taormina, si chiuse il 19 luglio del 2004 con una condanna a 30 anni di reclusione. Lo stesso mese la Franzoni ed il marito sporsero denuncia conto il vicino di casa Ulisse Guichardaz che venne indicato come l’assassino di Samuele, tali accuse si rivelarono infondate ed i due vennero indagati per calunnia. Parallelamente al processo d’appello nei confronti di Annamaria Franzoni, apertosi il 16 novembre 2005, si apre anche il cosiddetto Cogne bis, nel quale vennero imputate 11 persone, tra cui l’avvocato e i due coniugi per calunnia e frode processuale dopo aver prodotto nuove prove attraverso l’ausilio di nuovi consulenti. Il processo d’appello si concluse il 27 aprile 2007 con la riduzione a 16 anni della condanna per la Franzoni, a cui la Corte d’Assise d’appello di Torino concesse delle attenuanti generiche. Il 21 maggio 2008 la Cassazione confermò la condanna comminata dalla Corte d’appello e la stessa sera Annamaria Franzoni venne accompagnata in carcere dai Carabinieri. La donna, al termine di un’ulteriore perizia che scongiurò la possibilità di reiterazione del reato, venne scarcerata il 26 giugno 2014 e le furono concessi gli arresti domiciliari. Annamaria Franzoni nel settembre del 2018 è tornata libera, avendo terminato di scontare la propria pena che da 16 anni si è ridotta a meno di 11, grazie a tre anni di indulto e ad alcuni giorni di libertà anticipata maturati grazie alla buona condotta.

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