Martina Rossi
Martina Rossi (foto dal web)

Sono state depositate le motivazioni della sentenza di condanna nei confronti di Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, i due ragazzi che avrebbero provato a stuprare Martina Rossi, la 20enne precipitata dal balcone di un hotel nell’agosto 2011 a Palma di Maiorca.

Lo scorso 14 dicembre, i giudici del Tribunale di Arezzo ha condannato in primo grado a 6 anni di carcere Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, i due ragazzi che il 3 agosto 2011, a Palma di Maiorca, in Spagna, tentarono di stuprare Martina Rossi. La 20enne genovese, secondo i giudici, sarebbe morta, cadendo dal sesto piano dell’hotel Santa Ana per sfuggire ad un tentativo di violenza sessuale da parte dei due ragazzi. Questo è quanto si apprende dalle motivazioni della sentenza di condanna nei confronti di Albertoni e Vanneschi depositate lunedì 12 giugno.

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Morte Martina Rossi: “È caduta dal balcone per fuggire ad un tentativo di stupro

Martina Rossi sarebbe caduta da un balcone per sfuggire ad un tentativo di stupro. Questo è quanto ricostruito dai giudici del Tribunale di Arezzo che nel dicembre scorso ha condannato a 6 anni di carcere Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, 3 per tentata violenza sessuale di gruppo e altrettanti per la morte in conseguenza di un altro reato. Il corpo senza vita della studentessa venne ritrovato il 3 agosto 2011 nella hall dell’albergo Santa Ana di Palma di Maiorca, in Spagna, dove la ragazza alloggiava in vacanza con un gruppo di amici. Martina era precipitata dal balcone di una stanza sita al sesto piano dell’albergo e la magistratura spagnola archiviò il caso come suicidio. A sostegno di questa tesi erano stati alcuni gesti della ragazza dopo una forte delusione in amore, dopo la quale aveva seguito un percorso con dei medici specializzati, ma il “trattamento -si legge nella sentenza- era terminato da circa due anni rispetto alla data del decesso“. La ricostruzione fornita dalle autorità spagnole, secondo quanto riporta la redazione de La Repubblica, non ha mai convinto i genitori della ragazza che hanno lottato per conoscere la verità, facendo riaprire le indagini alla polizia italiana, indagini che sono culminate con la condanna in primo grado dei due ragazzi.

I giudici nelle motivazioni della sentenza spiegano: “Martina Rossi – riporta Repubblicanon si è tolta volontariamente i pantaloncini che indossava. Qualcuno deve averle tolto i pantaloncini, contro la sua volontà, manifestata apertamente, quindi con violenza e nella camera c’erano soltanto Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi“. “A siffatta violenza -proseguono i giudici- Martina Rossi non è rimasta inerme, ma ha cercato di reagire con forza e dopo essersi opposta alla violenza, graffiando il collo dell’imputato Albertoni, era riuscita a fuggire dai due aggressori dirigendosi verso il balcone aperto della camera 609 e poi, oltrepassando il muretto divisorio verso il terrazzino della camera a destra, nello sporgersi dalla ringhiera o nello scavalcarla, era così caduta nel vuoto“. Infine i giudici sottolineano le ragioni per cui non sono state concesse le attenuanti generiche ad Albertoni e Vanneschi, ricostruendo il comportamento dei due dopo la morte di Martina Rossi. Ai due imputati non sono state riconosciute le attenuanti per via della loro ricostruzione dei fatti, per le intercettazioni di una microspia piazzata nella Questura a Genova all’interno saletta dove i due aspettavano prima di essere interrogati dagli inquirenti -uno dei due esultava perché nel fascicolo non “c’era traccia di violenza sessuale“, circostanza mai menzionata dagli inquirenti- ed infine i post su Facebook nei quali esaltavano la vacanza come se nulla fosse mai accaduto. Infine per quanto riguarda la testimonianza dell’impiegata dell’hotel Santa Ana, Francisca Puga, sentita tre volte in Spagna e ritenuta molto importante dalla difesa, dato che aveva sostenuto si trattasse di un suicidio, i giudici aretini hanno spiegato che la donna: “era a distanza -riporta il quotidiano Repubblicain posizione laterale, con una angolo visuale ridotto e la prospettiva falsata“. Secondo il tribunale i poliziotti spagnoli avrebbero fatto delle pressioni sulla Puga, quando la donna aveva parzialmente ritrattato davanti ad un giudice spagnolo: “Parrebbe che i poliziotticosì facendo, senza garanzie di legge – sollecitino la testimone a confessare di aver fatto una falsa testimonianza al giudice

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