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Toto Wolff e Maurizio Arrivabene
Toto Wolff e Maurizio Arrivabene (©Getty Images)

Sin dai tempi di Enzo Ferrari la Scuderia di Maranello può vantare il diritto di veto, che gli consente di porre un fermo a nuove regole in determinate circostanze. Ad esempio è capitato nel 2015 quando la FIA voleva introdurre un limite di budget sui motori. Jean Todt, presidente FIA, si dice contrario a questo potere nelle mani della Ferrari, ma il rischio è di spezzare la corda.

Il potere di veto della Ferrari risale agli anni ’80, quando fu istituito il cosiddetto Patto della Concordia. Erano l’unica squadra che forniva motore e telaio contro le altre squadre che avevano un motore Ford. La Ferrari voleva una specie di protezione. La FIA gli ha assicurato questo. Da allora, questo diritto di veto è sempre stato rispettato. Quando sono diventato presidente, ho chiesto se fosse ancora aggiornato. Bernie Ecclestone ha voluto che la Ferrari mantenesse questo diritto. E le altre squadre sono tutte d’accordo”.

Ma i tempi sono cambiati. In un incontro con i media a Londra, Jean Todt si è detto contrario al mantenimento di questo privilegio: “Penso che il tempo del veto della Ferrari sia finito. Anche se la formulazione di questa legge veto è stata recentemente modificata”. Nell’ultima versione del Patto della Concordia è stato sancito che la Ferrari può esercitare i suoi diritti di ricorso se una nuova regola è in contrasto con gli interessi della squadra.

Jean Todt si dice preoccupato per l’eventuale uscita della Ferrari dal Circus, ma “sono liberi di decidere in quel modo. Ma spero sicuramente che non lo faranno. D’altra parte, abbiamo sempre sperimentato che i grandi concorrenti hanno abbandonato lo sport per poi tornare”. Ma un’eventuale uscita del cavallino potrebbe penalizzare anche le altre big, Mercedes compresa. Non a caso Toto Wolff ha lanciato un appello: “Non provocate Sergio Marchionne. Penso che la F1 abbia bisogno della Ferrari più che la Ferrari abbia bisogno della F1”.

 

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