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Claire Williams (©Getty Images)

Qualche giorno fa era stato il team manager della Haas Gunther Steiner a lanciare il monito  della possibile rovina della F1 qualora dovesse optare per una deriva tecnica standardizzata in stile IndyCar. Adesso invece è arrivato il turno della boss in pectore della Williams, Claire, la quale addirittura non ha volto lo sguardo al futuro, ma ha sostenuto che il passo verso la fine è già stato intrapreso con la grande discrepanza di risorse tra i top team e le scuderie minori. Unico modo per salvarsi l’inserimento di un budget cap fissato a 150 milioni di dollari.

 

Quando ho cominciato nel 2013 credevo davvero che avremmo potuto tornare a vincere, ora invece non lo penso più. In pratica il nostro sport è distrutto“, ha confidato al quotidiano Blick mostrando una certa amarezza per gli evidenti cambiamenti avvenuti all’interno della serie che hanno portato Mercedes, Ferrari e Red Bull a prendere il controllo del podio negli ultimi tre anni.

Assente dalla prima piazza iridata dal lontanissimo 1997 con Jacques Villeneuve, l’equipe di Grove non ha più vinto una corsa dal GP di Spagna 2012 con Pastor Maldonado. Un digiuno che, salvo colpi di scena, dovrebbe continuare per tutto il 2018 considerato che dopo tre round ha raccolto zero punti. “E’ da ingenui pensare che basti lavorare sodo per essere ricompensati. Eccetto i tre big, nessun altro riuscirà ad ottenere successi. Le differenze finanziarie sono troppo elevate ed è dunque impossibile stare al loro passo. Una cosa davvero triste”, ha denunciato.

Solamente se i nuovi proprietari del Circus spingeranno per avere dal 2021 un tetto di spesa attorno ai 150 milioni di dollari potremo sopravvivere“, ha suggerito speranzosa prima di suonare la carica al suo gruppo, visibilmente in una fase di impasse. “Ci sono squadre in griglia che dispongono di molto meno denaro rispetto a noi eppure stanno facendo meglio”, ha concluso realistica.

Chiara Rainis