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Max Verstappen e Lewis Hamilton (©Getty Images)

Malgrado in un primo momento sembrasse essersi conclusa a tarallucci e vino la vicenda dell’insulto post GP del Bahrain, quando il terzo classificato Hamilton guardando le immagini dell’impatto con la Red Bull di Verstappen di inizio corsa, si era lasciato sfuggire un “Che testa di c***o”, non appena sbarcati nel paddock di Shanghai i due protagonisti sono tornati a parlare dell’argomento.

In particolare Mad Max ha voluto controbattere alle accuse di Lewis secondo cui quella manovra era stata dovuta alla sua immaturità. “E’ abbastanza semplice dare la colpa al pilota più giovane. Questa è l’unica motivazione che riesco a dare al suo commento. Come detto in precedenza, simili episodi possono accadere quando si compete, per cui non vedo perché dovrei cambiare il mio modo di guidare” , ha considerato l’olandese, convinto di essere nella ragione. “Non credo di aver fatto qualcosa di sbagliato nel mio approccio. Stavo solo cercando di superare la sua vettura e, siccome c’era una buona possibilità, ci ho provato. L’anno scorso in Messico poteva andare male per me o per qualche altro concorrente. Quando si è in gara è così. Non capisco dunque il motivo per cui tutti ne stiano parlando tanto”.

Le scuse di Ham

Dal canto suo il quattro volte iridato ha cercato di sotterrare l’ascia di guerra. “Essendo dei due il più vecchio mi sono sentito in dovere di andare da lui e stringergli la mano per scusarmi“, il racconto del britannico. “Al di là dell’incidente in pista e sulle colpe dell’uno o dell’altro, spero che in questo modo si possa voltare pagina. Quando affermato nel retro podio, poi, è stata una reazione a caldo. Ero appena sceso dall’auto e avevo tanta adrenalina addosso, per cui mi è scappata una considerazione che non avrei dovuto fare. Purtroppo se nell’hockey su ghiaccio o in NASCAR lo sportivo è libero di esprimere la propria emozione e nessuno ha nulla da biasimare, in F1 si rischia la carriera”, ha concluso con un’analisi senz’altro veritiera.

Chiara Rainis