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Niki Lauda (©Getty Images)

Tra i primi piloti di F1 a manifestare l’interesse per il volo, Niki Lauda aveva deciso di dare vita alla Lauda Air, compagnia condotta con successo e gestita anche dopo il ritorno nella massima serie con la McLaren tra il 1982 e il 1985, e pure negli anni ’90, quando l’azienda venne funestata da un tragico incidente che vide uno dei suoi Boeing 767 precipitare in Thailandia facendo 213 morti, di cui 10 membri dell’equipaggio.

Assorbita dalla FlyNiki nel 2003, azienda low cost co-fondata con Air Berlin che in questi anni ha trasportato passeggeri dall’Austria, alla Spagna,al Portogallo e perfino in Nord Africa, da venerdì scorso è diventata ufficialmente di proprietà di British Airways, o meglio della International Airlines Group (IAG), che appunto possiede BA.

Insolvente ormai da tempo era stata definitivamente chiusa il 14 dicembre di quest’anno, in attesa di una cordata di salvataggio tra cui si era ipotizzato potesse fare parte anche il boss non esecutivo Mercedes ed invece alla fine l’acquisto è stato appannaggio degli inglesi. Per la gioia dei lavoratori, i posti persi saranno ridotti, visto che i novelli investitori hanno reso noto che saranno almeno 740 i confermati dei 1000 dipendenti ancora sul libro paga.

Secondo quanto affermato dal comunicato stampa ufficiale diffuso dalla IAG il quartier generale di Londra sborserà 20 milioni di euro per gli asset della Niki e provvederà alla liquidità dei precedenti proprietario per un totale di 16,5 milioni di euro.

Il tentativo del campione viennese

Attento alle vicende della sua compagnia area pure nei momenti di maggior attività nel Circus dapprima nelle vesti di consigliere Ferrari, quindi di team principal della Jaguar e infine come vice di Toto Wolff alla scuderia Stoccarda, il 68enne aveva palesato di recente l’intenzione di riprenderne il controllo una volta appresa la decisione di Lufthansa di lasciare la naufragante Air Berlin.

In queste ore però è arrivata la conferma della rinuncia e il trasferimento nelle mani dei britannici.

Chiara Rainis