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Sebastian Vettel (Getty Images)

Helmut Marko non è certo uno che ama andare sul sottile. Sempre piuttosto severo con i pilotini della filiera Red Bull, non si è mai tirato indietro quando c’è stato bisogno di una strigliata o di una punizione, come quella subita da Daniil Kvyat in tempi recenti che prima è stato retrocesso dal main team alla Toro Rosso e poi è stato messo alla porta.
In piena coerenza con il proprio approccio alla professione di talent scout l’austriaco non si è sentito di promuovere a pieni voti neppure Vettel, che per la scuderia energetica ha vinto ben quattro mondiali.
“Se la macchina non si comporta esattamente come vorrebbe, Sebastian non riesce ad esprimersi al meglio. Per dare il 100% deve avere tra le mani un mezzo che lo soddisfi completamente. Solo in quelle condizioni è in grado di essere davvero rapido”, ha spiegato a F1i.com. “Anche quando potrebbe trovare una soluzione adattando la sua guida, preferisce lavorare più a lungo per trovare delle regolazioni più adatte. Tutto deve essere perfetto”.

Istinto killer

Aggiustando un po’ il tiro Marko ha comunque voluto mettere in risalto i pregi del driver di Heppenheim. “Seb possiede tutte le doti dei grandi campioni. Competitivo, concentrato e attento al dettaglio, ha indirizzato tutta la sua vita attorno alle corse. Quando tutto funziona a dovere è capace di tirare fuori il massimo dalla vettura pure quando ha un solo giro a disposizione, a differenza degli altri che invece hanno bisogno di un po’ di riscaldamento prima di raggiungere il limite”.

“Aspetta dentro nel box e poi bang! Esce e piazza un crono da vertice”, ha aggiunto chiudendo poi la bocca ai detrattori con un’affermazione tagliente. “Diversamente da quanto molti credono a torto, Vettel non ha vinto così tanto solo per merito delle monoposto disegnate da Adrian Newey”.

Chiara Rainis