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Lewis Hamilton (©Che Tempo Che Fa Twitter)

In un nero totale spezzato soltanto dagli immancabili profili d’oro, domenica scorsa Lewis Hamilton ha fatto il suo ingresso negli studi televisivi della trasmissione di RAI 1 Che Tempo Che Fa. Sorridente e disinvolto come si confa ad un uomo dello show biz come lui, non ha avuto alcun problema a confrontarsi con un Fabio Fazio, che per camuffare le lacune sull’argomento motori, l’ha buttata tutta sul puro intrattenimento.

“E’ stata una stagione incredibile figlia di un grande lavoro di squadra”, ha cominciato il quattro volte iridato facendo un mini bilancio del suo glorioso 2017 prima di proiettarsi verso il futuro. “Mi piacerebbe rimanere ancora un po’ in Mercedes. Mi hanno ingaggiato quando avevo 13 anni e sarebbe difficile immaginarmi altrove”. E alla provocazione dell’ anchorman ligure circa un suo domani in Ferrari e davanti alla foto del jet rosso intenso di sua proprietà, il britannico malizioso ha risposto: “Posso solo dire che quello è il mio colore preferito!”.

Sempre in tema sport il 30enne ha provato a spiegare in cosa consista l’impegno fisico richiesto per guidare le monoposto. “Le forze a cui siamo sottoposti sono elevatissime, inoltre noi come atleti non possiamo pesare più di 68 kg. Dobbiamo mantenerci in linea altrimenti le prestazioni peggiorano di 1″08 in gara. In pratica si perdono 3 decimi a giro. Anche il collo è molto sollecitato. Personalmente mi alleno con un casco di piombo da 10 kg”.

Gli esordi

Ham ha poi raccontato al pubblico qual è stata la scintilla che lo ha fatto innamorare dell’automobilismo. “Quando avevo 5 anni ho cominciato a seguire le gare e Ayrton Senna era il mio pilota preferito. Avevo i suoi libri, i suoi poster e quanto tornavo da scuola mi mettevo a guardare i video delle sue imprese. Il mio sogno era essere come lui o come Superman. Insomma, volevo imitarlo, sia nel lavoro, sia nei risultati e proprio in questo campionato l’ho raggiunto nel numero di pole position conquistate. E’ stato un momento particolarmente emozionante”.

“Ci tengo poi a sottolineare che la mia famiglia si è molto scarificata”, ha proseguito. “Con papà vivevamo in un monolocale e per mantenermi ha dovuto trovarsi 4 impieghi: vendeva case, aggiustava le macchinette per le bevande, i computer e lavorava per le ferrovie inglesi. Soltanto quando ho firmato per la McLaren le cose sono cambiate. Per iniziare, ricordo, avevamo comprato un kart di quinta mano. Non era facile avere la meglio su ragazzi che avevano materiale al top. Questo però mi ha dato motivazione extra e forza”.

Gli incontri

In seguito il driver di Stevenage ha condiviso alcuni momenti divertenti. “Ad Austin è stato fantastico far fare un giro di pista a Usain Bolt. Tutti dicono che sia il più veloce al mondo, ma in quel giorno li ho fatti ricredere!”, ha scherzato Hamilton. “Un altro bell’episodio mi è capitato nel 2009. Ero in Brasile per l’ultimo round stagionale e mi arriva una chiamata con l’invito ad una colazione dalla Regina Elisabetta II. Salvo una gaffe che ho commesso non rispettando l’ordine di conversazione, è stato un incontro spassosissimo. Lei è una nonna molto simpatica e assieme abbiamo chiacchierato di cani, spettacoli tv, film, tempo libero, cibo e musica. L’emozione più grande però l’ho provata con Nelson Mandela. Mi sembrava di essere davanti ad un re. Aveva un carisma senza pari. Una persona meravigliosa. E mi ha pure invitato al suo 90esimo compleanno!”. Attaccandosi al ricordo di Madiba, Lewis ha aggiunto: “Quando ho mosso i primi passi nello sport io e mio padre eravamo gli unici di colore. Oggi invece si vedono tutte le razze. Mi piace pensare di essere stato un input e di aver dato un contributo”.

Infine prima di sedersi al pianoforte e suonare qualche nota, l’inglese ha rivelato: “Non mi piace usare la macchina in strada, preferisco la moto”.

Chiara Rainis