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Grid Girls (Getty Images)

Le Grid Girls improvvisamente sono passate all’attenzione dell’opinione pubblica per la decisione da parte di Liberty Media di liberarsene. Un qualcosa di drastico, che ha un po’ spaccato il paddock. A dirla tutta sono più le persone contro questa posizione, che quelli a favore.

Le prime naturalmente a non aver preso bene la cosa sono state proprio le Grid Girls, che naturalmente vivevano il loro ruolo di promoter all’interno del paddock come un vero e proprio lavoro. Liberty Media, infatti, d’improvviso è andata a sradicare una tradizione che ha radici molto profonde, che si perdono nelle sabbie del tempo.

Una nota di colore

A quanto pare però, scavando nel torbido mondo del web, vien fuori che tra le prime Grid Girl in assoluto figura la modella giapponese Rosa Ogawa, che negli anni ’60 fu tra le prime a ricoprire tale ruolo. La donna accompagnò il marito, il pilota Toyota, Minoru Kawai sul podio.

A quanto pare divenne così una delle primissime Grid Girl. La donna partecipò anche ad alcuni spot pubblicitari. Purtroppo per lei però perse il marito il 26 agosto 1970, mentre quest’ultimo provava la Toyota 7 sul tracciato di Suzuka. Il pilota fu sbalzato dalla vettura e morì a causa delle ferite riportate circa 30 minuti dopo l’arrivo in ospedale.

La moda delle Grid Girls però era ormai nata. Arrivata quindi in America e in Europa prese subito piede e in un mondo prevalentemente frequentato da uomini il binomio donne e motori sembrava pressoché perfetto. Lentamente le Grid Girls hanno preso piede all’interno della Formula 1, aiutate anche da alcuni aitanti piloti che ne gradivano la presenza.

Uno su tutti James Hunt. Il pilota britannico, vincitore nel ’76 del mondiale in F1, fu famoso all’epoca per le sue scorribande con le Grid Girls, tanto che ancora oggi basta digitare su Google: “James Hunt Girls”, per ritrovarsi davanti alcune foto hot che ritraggono il pilota in compagnia di alcune donne nude attorno alla sua monoposto in occasione di alcuni eventi promozionali.

Poi sono arrivati i ruggenti anni ’90, con Eddie Jordan, che più che per i risultati in pista si faceva notare dai media per le sue bellissime Grid Girls. Insomma, sin dal principio le ragazze nel bene o nel male hanno donato un po’ di colore ad uno sport ingrigito dai fumi di scarico.

Sarà quindi difficile ora fare i conti con questa Formula 1 più incolore, che nel tentativo di rincorrere un superfluo finto-perbenismo ha privato molte donne del proprio posto di lavoro e gli occhi di qualche pilota di un bel panorama.

Antonio Russo

 

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