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Michael Schumacher (Getty Images)
Michael Schumacher (© Getty Images)

 

A due anni esatti dalla tragedia che ha colpito Michael Schumacher, Jacques Villeneuve – primo grande rivale del sette volte campione del mondo di F1 – parla per la prima volta senza reticenze del suo rapporto con l’ex pilota tedesco. “Lo conoscevo poco e non eravamo amici. Penso piuttosto alla famiglia e alle persone che gli erano vicine”, confessa in un’intervista esclusiva al DiariodelWeb.it. E aggiunge che “l’incidente non mi ha colpito”.

 

Beata sincerità

L’ex campione canadese Jacques Villeneuve, oggi pilota in Formula E e opinionista di Sky, è stato uno dei pochi, assieme a Mika Hakkinen e a Fernando Alonso, a potersi vantare di aver sconfitto Michael Schumacher nello scontro diretto per il titolo iridato. Da allora sono trascorsi quasi vent’anni, ma il muro di freddezza e distacco è ancora intatto.

“Non eravamo amici”, ammette candidamente Villeneuve a colloquio col DiariodelWeb, e quando ha sentito per la prima volta la notizia dell’incidente del suo grande rivale Michael Schumacher non ha sentito “niente”.

“Accadde la stessa cosa quando morì Ayrton Senna – ha aggiunto Villeneuve – . Tutti parlavano di lui, ma io non lo conoscevo. Il giorno prima, invece, aveva perso la vita Roland Ratzenberger, che era un mio amico. E la sua tragedia sì che mi aveva toccato. Però quando provavo a parlarne, non interessava a nessuno, perché tutti volevano sentire solo notizie di Senna, che era più conosciuto. Lo stesso vale per Michael”.

Tornando all’oggi, l’ex pilota canadese si dice convinto che l’odierna Ferrari abbia qualche chance di raggiungere la Mercedes nel 2016. “Già quest’anno ha potuto lottare – afferma – : non in tutti i circuiti, certo, ma è stata in grado di disputare delle grandi gare”. E “grazie alle risorse che ha a disposizione, spesso riesce a lavorare anche meglio della Mercedes. L’ambiente dei piloti e degli ingegneri è sereno. Quindi il futuro è buono”.

Certo, rispetto a quando correva lui la Formula 1 di oggi è molto cambiata. Secondo Villeneuve “non fa più sognare il pubblico. Perché non ci sono gli eroi”. Ma il problema è “anche di queste macchine, che visivamente sembrano lente e facili da guidare. Soprattutto per il fatto che ormai l’asfalto è ovunque, anche nelle vie di fuga, perciò anche se un pilota finisce un po’ largo non succede niente, perfino nei circuiti più impegnativi come Spa. E questo non ci tiene sulla punta del divano, quando guardiamo la gara”.

D’altra parte, tornare indietro è impossibile. L’importante è riuscire a ritagliarsi un proprio spazio, come ha fatto lui con le monoposto elettriche della Formula E. “E’ una macchina da corsa e questo mi basta! – dice a tale riguardo – . È professionale, ci sono dei buoni piloti, le gare si corrono nel centro delle città: tutti elementi positivi”. “Però andare forte, che è ciò che conta, resta sempre molto difficile”, conclude.