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Toto Wolff (©Getty Images)

Alla fine la questione si è risolta con una firma sulla proposta Renault,  che se si guarda ai recenti risultati non sembrerebbe  un affarone, e saluti e baci in anticipo ad una Honda che avrebbe dovuto ridare vita al glorioso binomio di epoca Senna-Prost e che invece per la McLaren ha rappresentato una sorta di incubo a causa dei frequenti cedimenti del motore su entrambe le auto.

Malgrado all’inizio sembrava che nessuno fosse davvero interessato a subentrare alla Casa di Sakura nelle vesti di fornitore della power unit, in questi giorni è emerso che la Mercedes avrebbe voluto riallacciare la collaborazione con Woking durata dal 1995 al 2014.

“Ci sarebbe piaciuto tornare ad avere la scuderia inglese come cliente, il problema è che le loro discussioni si sono prolungate e alla fine non avevamo più le infrastrutture e le capacità per accontentarli per il 2018. In pratica siamo stati contattati troppo tardi”, ha spiegato il responsabile motorsport Toto Wolff a ESPN. “Magari si ripresenterà l’occasione in futuro. In F1 non si può mai dire mai”.

Abbasso l’Halo

Il boss delle Frecce d‘Argento si è in seguito espresso a proposito del sistema di protezione dell’abitacolo che dal campionato venturo diventerà obbligatorio sulle monoposto. Un device che sin da subito ha riscontrati pareri contrari sotto il profilo dell’estetica.

“E’ terribile!”, ha dichiarato. “E’ un pezzo di metallo enorme e pesante. Qualcosa di totalmente alieno che a mio avviso si poteva evitare, tuttavia occorre pensare alla sicurezza. Se potrà essere d’aiuto a proteggere la vita dei piloti è giusto inserirlo. Più avanti potremmo anche trovare delle soluzioni più carine. In termini di aerodinamica non dovrebbe influire molto. Montato dovrebbe pesare sui 10 kg, il fatto che si trova in alto costringerà i tecnici a lavorare sulla compensazione visto che il centro di gravità sarà più in alto”.

Chiara Rainis