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Sergey Sirotkin (©Getty Images)

Il caso della ex spia russa avvelenata nella cittadina inglese di Salisbury due settimane fa potrebbe avere ripercussioni anche sulla F1. Il motivo? La battaglia diplomatica tra l’immensa nazione governata dall’appena rieletto Vladimir Putin e l’Inghilterra a causa del presunto utilizzo di armi chimiche, ovviamente illecito sul territorio europeo. Per questo fatto quindi Sergey Sirotkin, per la seconda volta in carriera dopo il blocco dei fondi Gazprom in occasione della guerra legata all’annessione alla Russia dell’ucraina Crimea, potrebbe trovarsi impossibilitato a giocarsi la sua chance nel Circus. A rendere ancora più traballante la sua posizione non solo l’essere nato a Mosca e correre per una scuderia britannica, ma pure la partnership con la banca più importante dell’immenso Paese che unisce oriente ad occidente, la SMP, che in pratica gli ha comprato il posto.

Qualora dunque le tensioni tra i due poli dovessero continuare ad inasprirsi, le porte della Williams per quanto riguarda il sedile da ufficiale tornerebbero quindi ad aprirsi per Kubica, scartato all’ultimo momento e messo lì buono in panchina nelle vesti di riserva.

Il parere del dt

E quando ancora la questione non era ben delineata, a proposito dei ruoli interni al team si era proprio espresso in direttore tecnico Paddy Lowe che così raccontava inconsapevole di quello che potrebbe divenire un vero colpo di scena: “Robert si deve occupare dello sviluppo dell’auto. Il nostro obiettivo è dunque sfruttare le sue capacità e la sua esperienza. Non penso che la sua figura crei alcuna pressione, anzi aggiunge soltsnto un suo contributo in termini di consigli, idee e suggerimenti per provare ad ottenere risultati migliori. In generale è un contributo anche per i nostri titolari Lance Stroll e Sergey, il quale è un ragazzo molto focalizzato e determinato. Un gran lavoratore estremamente intelligente. Quando è in macchina non sembra soffrire mai di eccessi di pressione ed è sempre calmo ed attento. Ha trascorso intere settimane in sede, un atteggiamento che abbiamo davvero apprezzato”.

Chiara Rainis