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Sebastian Vettel (©Getty Images)

Dopo 6 gare, di cui tre vinte, delle 20 in programma in questo 2017 Sebastian Vettel, si trova stabile al comando della classifica generale con 25 lunghezze di vantaggio su Lewis Hamilton. Tuttavia il pilota Ferrari, che ha quasi pareggiato i conti con il 2011 del suo secondo iride quando dopo il medesimo numero di corse aveva accumulato un bottino 143 punti, preferisce non sognare troppo in grande, in una fase ancora acerba della stagione, e non parlare di speranze mondiali.

“Pensare al titolo in questo stadio del campionato ha poca importanza”. Ha ammesso Seb a F1i.com. “Cercherò di tenerlo fuori dalla mia mente almeno fino alla pausa estiva anche se ovviamente proverò a fare del mio meglio in ogni appuntamento. Non bisogna essere dei geni per capire che aggiudicandomi tutti round diventerò di fatto campione, ma naturalmente riuscirci sarà piuttosto dura alla luce della situazione attuale”.

A ragion veduta il driver di Heppenheim frena gli entusiasmi. Il background da dominatrice della Mercedes e forse una sua maggior capacità di sviluppare l’auto, senza dimenticare le abilità di rimonta da sempre palesate dalla Red Bull, oggi terza forza in campo, non fanno sentire sollevato il tedesco. “Da qui in avanti ogni qualvolta ci sarà la chance di batterci per il podio lotteremo, e se si potrà arrivare al successo daremo tutto per farcela. Alla fine è ciò che vogliamo sia io, sia la squadra”. Ha poi riflettuto. “A mio avviso sarebbe stupido non gioire di quanto raccolto fino adesso per lasciarsi distrarre dal numero di punti ottenuti in ottica iridata”.

Intanto mentre a Maranello, seppur con garbo e cautela, si gongola, a Stoccarda di freme e si ipotizza scenari. Così infatti il boss Mercedes Toto Wolff ha tentato di giustificare l’inatteso recupero della Rossa.

“Da quanto ne sappiamo hanno cominciato a lavorare sulla SF70-H a dicembre 2015 convogliando il 50% delle risorse”. Ha riferito al Suddeutsche Zeitung. “Quindi probabilmente ha 16 settimane di vantaggio sulla concorrenza. Un tempo sufficiente per colmare il gap che aveva nei nostri confronti di 4 o 5 decimi”.

Chiara Rainis