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Sauber e Force India (©Getty Images)

Force India e Sauber hanno deciso di ritirare la denuncia presentata alla Commissione Competizioni dell’Unione Europea a proposito della governance e della distribuzione dei proventi della F1. Le due squadre nel settembre del 2015 avevano espresso formalmente il loro disappunto a proposito delle maniere utilizzate dai vertici del Circus per suddividere le risorse, metodologie da loro definite “ingiuste ed illegali”. Uno dei punti contestati era l’importante bonus che Ferrari, Red Bull, Mercedes, McLaren e Williams incassano a prescindere dai risultati ottenuti, o comunque da sommarsi ad essi.

Il procedimento, messo inizialmente in stand by, era stato preso in carico da una nuova Commissione aperta nel 2016, ma anche in questo caso si era impantanato in quanto non ritenuto di primaria importanza. Ora, forse alla luce del grossi cambiamenti attuati dalla Liberty Media, subentrata a Bernie Ecclestone, è arrivata la marcia indietro annunciata con comunicato congiunto.

Il dialogo che si è venuto a creare dopo la nomina di Chase Carey a presidente esecutivo e CEO del titolare dei diritti commerciali della F1 è stato fortemente incoraggiante“, si legge sulla motivazione. “L’approccio suo e dei suoi collaboratori ha portato una nuova cultura di trasparenza e palesato la volontà di discutere questioni fondamentali come la distribuzione dei premi, il controllo dei costi ed il regolamento sui motori. Ciò ci ha rassicurato e adesso siamo sicuri del metro equo ed imparziale che verrà adottato dalla nuova gestione della categoria verso tutte le scuderie ed i loro problemi”.

“Mentre le preoccupazioni che ci hanno portato alla denuncia erano pienamente giustificate, riteniamo che questo nuovo atteggiamento fornisca la certezza che queste saranno considerate obiettivamente, quindi preferiamo cercare di risolvere la questione vis a vis piuttosto che con una disputa legale. Volendo sostenere questo processo di trasformazione in atto abbiamo deciso di ritirare il nostro appello con effetto immediato“, il messaggio conclusivo.

Chiara Rainis