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Daniel Ricciardo (©Getty Images)

F1 | Ricciardo rivela: “Qualcuno non mi ha voluto in Ferrari”

Io lo so ma non lo dico. In maniera velata ma non troppo Daniel Ricciardo ha rivelato di aver avuto un inizio di conversazione con la Ferrari per il 2019, ma di essere stato interrotto dal sopraggiungere di un veto da parte di qualcuno interno al team di cui non ha voluto svelare l’identità.

Per nulla convinto delle possibilità di riscatto del motorista Honda, prossimo fornitore della Red Bull, l’australiano si è trovato così costretto ad accettare l’offerta poco convincente della Renault non avendo più molte carte a disposizione.

Interrogato da Automoto a proposito delle voci circolate su una sua richiesta eccessiva in termini di stipendio al Cavallino, domanda che di fatto avrebbe scoraggiato la dirigenza rossa dall’ingaggiarlo, il driver di Perth ha risposto: “Non so di cosa stai parlando. Chi ha detto che avrei chiesto tanti soldi? E’ evidente che qualcuno non ha voluto che arrivarsi in squadra. Chi? Lo vorrei sapere anch’io, ma penso di avere un’idea…“, ha rilanciato con una frecciatina a Sebastian Vettel, suo ex compagno nel 2014, ovvero giusto un anno prima che il tedesco andasse a Maranello.

Tutto già deciso

Secondo il 29enne, però, malgrado l’avvicinamento, i vertici della Scuderia avevano già da tempo in mente di mettere Leclerc al posto di Kimi Raikkonen.

E’ vero abbiamo avuto delle discussioni, ma si vedeva chiaramente che erano a buon punto della trattativa con Charles, dunque anche per questo i nostri contatti sono diminuiti. Mi auguro per loro che abbiano scelto bene e che la cosa funzioni“, ha proseguito con un po’ di amarezza commentando l’azzardo Ferrari di puntare su un giovane inesperto anziché su un pilota ormai navigato come lui.

Per quanto mi riguarda spero di restare ancora un po’ in F1. Magari un giorno ci incontreremo di nuovo“, l’auspicio conclusivo di Honey Badger.

Chissà che il nervosismo di Seb palesato nelle ultime gare del campionato sia stato proprio dovuto ad una presa di coscienza dell’errore commesso, ossia quello di favorire un ragazzino rampante, palesemente un osso duro e affamato di affermazione, anziché il più mite australiano, ormai in parabola discendente.

Chiara Rainis

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