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Robert Kubica (©Getty Images)

Ancora indeciso se andare finalmente in pensione o restare per un altro anno alla Williams, Felipe Massa si è messo alla finestra ad osservare i principali contendenti al suo sedile per il 2018, alias Robert Kubica e Paul di Resta, e in un’intervista a Motorsport.com ha dato un personale giudizio sui due piloti e le rispettive possibilità alla luce dei test effettuati in  Inghilterra Ungheria a inizio ottobre.

“Innanzitutto non so come sia andato. Di certo io sono sarei capace di guidare con una mano come fa lui”, ha affermato parlando del polacco, in lizza per il volante dopo un digiuno di F1 partito da Abu Dhabi 2010 a causa dell’incidente al Rally Ronde di Andora. “Sinceramente mi è impossibile credere che non soffrirà in alcune gare con le monoposto di oggi considerato che richiedono maggiore sforzo fisico. Rispetto al 100% quello che sta facendo e che è incredibile. Tuttavia è innegabile che si troverà ad affrontare delle difficoltà”.

Semi bocciato il vincitore del GP del Canada 2008, il paulista ci è andato ancora più piatto con lo scozzese, cacciato dalla Force India a fine 2013 e definito poco convincente malgrado le discrete performance nel DTM. “Non credo sia la scelta giusta per il team, per sviluppare l’auto e portare a casa risultati. Inoltre dove sta correndo adesso non mi sembra stia raccogliendo un granché. Non voglio comunque dire niente. Questa è solo la mia opinione”, ha sottolineato aggiungendo: “Sono abbastanza convinto che i vertici sapranno individuare il meglio. Purtroppo in questo sport non sempre il talento è tutto, a volte sono altri a aspetti a contare”.

Tornato in pista dopo aver annunciato il ritiro per l’effetto domino causato dall’abbandono shock di Nico Rosberg, Massa potrebbe finalmente salutare il Circus ad Abu Dhabi il mese prossimo.  Un momento emotivamente complicato che però non lo agita. “Non sono preoccupato. Penso di aver fatto più di quanto mi aspettassi. Se si chiuderà significa che doveva finire, altrimenti ci sarà altro in serbo”, la sua chiusura filosofica.

 

Chiara Rainis