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Kevin Magnussen (©Getty Images)

Più volte criticato aspramente dai colleghi nella passata stagione per le sue manovre kamikaze peggio di quelle già ultra contestate di Verstappen, Kevin Magnussen sembra non aver perso il vizio e dopo il GP dell’Azerbaijan si è lasciato andare in alcuni commenti dal preoccupante tenore.

L’accusa

Iniziamo con il dire che le sue affermazioni sono state una sorta di riposta a quanto detto nel post gara dal pilota Toro Rosso Pierre Gasly, il quale si era lamentato per un tentativo di difesa molto sporco effettuato dal danese pur di mantenere la posizione in top 10. “E’ il driver più pericoloso contro cui mi sia mai confrontato. Mi ha letteralmente mandato contro il muro a 300 km/h quando la corsa è ripartita dopo la Safety Car rovinandomi la gara. Mi ha colpito in centro macchina e rovinato il fondo. Le ruote anteriori si sono sollevate, lo specchietto destro si è danneggiato e lo sterzo piegato. E’ giusto lottare, ma così è andare oltre i limiti!“.

La filosofia di vita

Per nulla disturbato dalla considerazione del francese, il 25enne di Roskilde ha illustrato il suo modo di vedere lo sport alla Reuters. “Mi piace combattere duro“, le sue parole. “In una situazione del genere, quando ti trovi in centro gruppo, non hai la certezza di finire nei dieci e a volte non hai nulla da perdere. Puoi essere penalizzato o perdere l’ala davanti, ma restare 11° non ti porta niente, dunque devi essere aggressivo. Devi provarci. Certo se fossi in lizza per il campionato il mio atteggiamento sarebbe diverso”.

“Tuttavia io non amo i compromessi. Voglio sempre dare il 100%. Non mi tiro indietro e sono pronto a mettere la mia vita a rischio, a morire in macchina. Quanto indosso il casco e parto per me esiste solo quello. Amo la mia famiglia e ho diverse passioni al di fuori delle piste, però quando sono nell’abitacolo nient’altro ha significato per me”.

Negli ultimi 12 mesi Magnussen è stato punito con 8 punti sulla patente. Se arriva a 12 dovrà stare fermo un gran premio.

Chiara Rainis