CONDIVIDI
Haas (©Getty Images)

Autrice di un discreto debutto, ma di una seconda stagione meno brillante del previsto, alla vigilia dei primi test invernali del 2018 al Montmelo, la Haas non nasconde di nutrire ambizioni di alto livello per il suo terzo tentativo in F1.

“Non è un segreto che utilizziamo molte componenti Ferrari, quindi per reputarci competitivi dovremo portarci a mezzo secondo dalla Scuderia”, ha affermato a Motorsport.com il patron Gene Haas. “Lo scorso anno eravamo ben più lontani, direi ad un secondo e mezzo, e in generale a due secondi dalla pole position, di conseguenza il nostro target sarà migliorare di un secondo. Come squadra stiamo crescendo e sia Grosjean, sia Magnussen si sono dimostrati in grado di indirizzarci, motivo per cui c’è ragione di credere nella possibilità di poter un giorno arrivare al podio e non solo alla zona punti”.

E proprio parlando delle abilità dei due driver, il 65enne ha poi analizzato: “Romain è  molto, molto veloce. Il suo stile di guida è diverso da quello di Kevin, che è più duro e meno fluido. Entrambi hanno fame di vittorie e possiedono quella mentalità killer necessaria per farsi strada”.

Quindi passando alle problematiche del 2017 da risolvere prima dell’avvio del nuovo campionato, ha snocciolato: “Innanzitutto dovremmo trovare il modo per gestire le gomme e mantenerle nella giusta finestra di temperatura, in secondo luogo implementare la parte del carico aerodinamico e ridurre la resistenza all’avanzamento, due aspetti che da solo influenzano la stessa gestione degli pneumatici”.

Infine il dirigente è tornato sulla polemica riguardante il piloti statunitensi definiti dal team principal Gunther Steiner inadatti al Circus. “Io credo negli americani, il mio team NASCAR ne è pieno, ed abbiamo vinto insieme diverse gare e campionati. Ovviamente la serie è diversa, ma sono convinto che ci siano giovani con un potenziale che li può portare a competere in F1. Semplicemente, noi come equipe, non siamo ancora pronti per questo, e considerando la quantità limitata di test che abbiamo a disposizione, dover formare una persona in più sarebbe una complicazione”.

Chiara Rainis