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La partenza del Gran Premio di Abu Dhabi 2018 di Formula 1 (Foto Ferrari)
La partenza del Gran Premio di Abu Dhabi 2018 di Formula 1 (Foto Ferrari)

F1 | La Formula 1 dice addio ad uno dei suoi uomini più importanti

Era l’ultimo superstite di un’epoca storica della Formula 1 che forse è morta proprio oggi, insieme a lui. Charlie Whiting era sopravvissuto all’addio di Max Mosley, il presidente della Federazione internazionale dell’automobile che lo nominò direttore di corsa del Mondiale, nell’ormai lontano 1997. Ed era sopravvissuto perfino all’uscita di scena di Bernie Ecclestone, suo ex sodale fin dai primi anni ’80, quando Mr E lo ingaggiò per il suo team Brabham e Whiting, da capo meccanico, portò Nelson Piquet a due titoli mondiali. I pezzi grossi della F1 lasciavano il passo, ma lui resisteva sempre lì, in una delle posizioni più delicate del circus, dalla quale veniva considerato pressoché insostituibile.

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Whiting e le polemiche sulla Ferrari

Era lui l’uomo incaricato di dirigere il collegio dei giudici e dei commissari che decidono su ogni episodio controverso durante i Gran Premi. Era lui il responsabile ultimo per valutare la regolarità tecnica delle monoposto. Era lui perfino a gestire, in prima persona, le importantissime procedure dello spegnimento dei semafori che decretano la partenza. Era lui, sempre lui, da oltre vent’anni, sostanzialmente perché si riteneva che nessuno al mondo fosse in grado di farlo meglio di lui.

Nonostante, nel corso del tempo, le controversie che lo hanno riguardato non siano ovviamente mancate. Charlie Whiting è stato accusato praticamente di tutto, dalle mancanza di equità e di coerenza nel comminare le penalizzazioni fino all’abitudine addirittura a decidere l’esito delle gare a tavolino. La stessa Ferrari lo mise nel mirino in più occasioni, quando le sue decisioni si rivelavano sfavorevoli per Maranello, in modo più o meno diretto. Anche se forse il più diretto di tutti fu Sebastian Vettel, che in una comunicazione radio diventata talmente famosa da meritargli una punizione ufficiale, gli strillò senza mezzi termini: “Questo messaggio è per Charlie, vaffa…!”. Eppure, nei primi anni 2000, quando era la Rossa a vincere Mondiali a ripetizione, la Fia di Whiting (e, all’epoca, di Mosley) veniva ribattezzata Ferrari international assistance, ovvero assistenza internazionale alla Ferrari.

La Formula 1 del dopo Whiting

La verità è che una persona che ricopre un ruolo così cruciale all’interno di uno sport che muove milioni di spettatori (e centinaia di milioni di dollari) è costretto inevitabilmente a scontentare tutti, a turno. Al di là di questi episodi, però, Whiting sarà ricordato soprattutto per gli indubbi meriti nel miglioramento della sicurezza delle corse: dall’introduzione della cellula di sicurezza e delle strutture d’impatto fino al più recente halo, che il neo-ferrarista Charles Leclerc deve ringraziare per essere uscito illeso dal terribile incidente dell’anno scorso a Spa. Ora che Charlie non c’è più, stroncato da un’embolia polmonare a un’età dopotutto non così avanzata come la sua (66 anni), farà sentire la sua mancanza, e in questo caso non è solo una formula retorica di rito. Tanto che, per sostituirlo, la Fia si è trovata nell’imbarazzo di promuovere il semisconosciuto Michael Masi, che quest’anno si sarebbe dovuto occupare solo della F2 e della F3. Non lo invidiamo di certo.

Ma d’altronde la Formula 1, come la vita, è così. Corre costantemente contro un cronometro, ma non riesce mai a sconfiggere davvero il tempo che passa. E a volte lo riscopre nel modo più crudele possibile. Con la scomparsa di una persona cordiale e appassionata. E con la fine di un’epoca, stavolta per davvero.

Fabrizio Corgnati

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