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Tifosi di Kimi Raikkonen in Cina 2018 (©Getty Images) 

Quando sono già state archiviate tre gare da inizio stagione, continuano a prolificare le voci secondo cui alla Ferrari, ancora prima di iniziare la stagione, avevano deciso di utilizzare Raikkonen come cavia o comunque come servetto di Vettel. Ultimo a dare man forte a questa tesi complottistica l’iridato 1998 e 1999 Mika Hakkinen, convinto che pure in Cina il suo connazionale sia stato istruito dalla Scuderia a rallentare la Mercedes in modo da agevolare il recupero del compagno di squadra, loro pilota di riferimento il mondiale.

Kimi è stato protagonista di un altro weekend solido a Shanghai. E’ evidente, dunque, che la SF71-H e le Pirelli 2018 siano adatte al suo stile di guida”, ha scritto il finnico nella sua colonna su Unibet. “Ma come per Valtteri Bottas il suo tallone d’Achille è l’anteriore della monoposto. Mi spiego meglio. Per prendere una curva ad alta velocità e mantenerla fino al punto di corda, entrambi hanno bisogno che il davanti risponda in maniera prevedibile, in pratica devono sentire alla perfezione il funzionamento delle gomme”.

“Ecco perché solo quando ci sono queste condizioni, Iceman è davvero a proprio agio al volante, e riesce ad esprimersi come si deve, massimizzando la performance. In quei casi lo si vede all’attacco, i suoi riscontri cronometrici sono competitivi e i risultati cominciano ad arrivare”, ha proseguito nella riflessione il 49enne. “Da avvio campionato Kimi è stato in grado di spingere spesso Sebastian fuori dalla sua “zona confort”, per cui se il Cavallino avesse adottato una strategia d’equipe diversa, a quest’ora avrebbe già vinto almeno un GP“, ha concluso con il suo triste sospetto.

In effetti il team Maranello non è mai stato incline alla sportività concedendo parità assoluta, di conseguenza sarà molto difficile, da qui ad Abu Dhabi, vedere il driver di Espoo trionfare a meno che non capiti qualcosa a Seb.

Chiara Rainis

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