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Haas (©Getty Images)

Tutto era partito dalle accuse rivolte alla Haas dalla McLaren e dalla Force India al termine del weekend di Melbourne a proposito di una presunta eccessiva somiglianza con la monoposto del Cavallino. I due team in concerto avevano fatto subito sapere di voler approfondire la questione in occasione della prossima riunione del Gruppo Strategico.

“Non so come possa essere che qualcuno che è in F1 solo da un paio d’anni possa realizzare una macchina del genere.Succede per magia? Se lo fanno, voglio la loro bacchetta magica”, aveva ironizzato il responsabile dell’equipe indiana Otmar Szafnauer a fronte di una prestazione da alta classifica delle due vetture a stelle strisce. “La performance di Grosjean e Magnussen in Australia è stata sorprendente, ma se penso al livello della Rossa nel 2017 in realtà non mi colpisce più di tanto. Dietro ai colori Haas in verità si nasconde una Ferrari al 100%. Tutto ciò che vediamo è prodotto a Maranello, di conseguenza non può che essere valido”, aveva quindi sostenuto altrettanto pungente il responsabile del muretto di Woking Eric Boullier.

La controbattuta

Così, punto sul vivo, si è affrettato a fornire una risposta Gunther Steiner, manager della scuderia statunitense, che con il suo solito stile ha rispedito tutto al mittente. “C’è chi vede i fantasmi“, ha dichiarato alla BBC. “Dicono che la nostra macchina sia molto simile alla SF70-H ed è un discorso senza senso, ad iniziare da un dato, abbiamo lo stesso passo, ma della SF71-H, in quanto disponiamo delle medesime sospensioni come permesso dal regolamento, dunque per quale motivo dovrebbe essere differente? Se questo crea problemi ne parlino con la FIA e presentino regolare reclamo. Noi chiariremo la nostra posizione”.

Per chiudere, il tecnico meranese ha ipotizzato che tale accanimento sia dovuto ad un po’ di sana invidia. “Se devi giustificare la tua incompetenza, l’attacco è la miglior difesa, specialmente se qualcuno con il doppio del nostro budget si ritrova dietro. Mi piacerebbe che fossero fatte delle osservazioni mirate, non solo supposizioni che servono a gettare fumo negli occhi”, la stoccata rivola agli inglesi.

Chiara Rainis