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Robert Kubica (©Getty Images)

F1 | Caso Kubica, interviene il governo polacco

Continua a far discutere l’ingaggio di Robert Kubica da parte della Williams. Da quando ha cominciato a circolare la voce fino alla conferma, nel paddock in molti hanno espresso delle perplessità in merito. Come noto, ormai da anni la scuderia di Grove prende solamente piloti in grado di portare grossi budget, ma in questo caso la manovra è stata mascherata dalla presunta voglia di dare una nuova chance ad un ragazzo, che comunque ci ha creduto fino in fondo nella possibilità di rientrare in F1 dopo il terribile incidente di cui era stato vittima nel 2011.

In pratica, se i vertici del team si sono affrettati a dire che il polacco si stava guadagnando il posto grazie alla sua velocità, è emerso che nel “retro box” si stavano muovendo somme di denaro nettamente più elevate di quelle garantita da Sergey Sirotkin, alla fine messo alla porta.

L’intervento della politica

A dare supporto alla tesi che il driver di Cracovia sia arrivato grazie alla valigia un po’ meno alla sua competitività, il pronto annuncio Williams dell’arrivo di un nuovo partner, ovvero la PKN Orlen, impresa leader nel settore del petrolio e della rivendita di benzine, quotata alla Borsa di Varsavia.

Ebbene, qui la questione si fa interessante. Un po’ come abbiamo visto per i vari Sergio Perez e Pastor Maldonado, anche per il caso del 33enne ci sarebbe stato l’intervento del governo locale. Infatti la PKN è detenuta al 28% dal Dipartimento del Tesoro della Polonia.

Ecco dunque che punti sul vivo i ministri hanno cercato di giustificare la mossa di finanziare massivamente ( ndr. si parla di 10 milioni di dollari), la seconda carriera nel Cricus del vincitore del GP del Canada 2008.

Molte compagnie hanno scoperto che è meglio sponsorizzare direttamente gli atleti, anziché tramite le associazioni“, ha spiegato a Wilkowicz Sam na Sam, il Ministro dello Sport Witold Banka, ex sprinter dei 400 m. “Robert suscita grandi emozioni in tutto il mondo. Mettere del denaro in una storia del genere è giustificato“.

Chiara Rainis

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