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Mattia Binotto, Ferrari (©Getty Images)

Alla fine è arrivata l’ammissione. Il responsabile del reparto tecnico della Ferrari Mattia Binotto ha confermato che almeno quest’anno la scuderia ha tratto vantaggio dall’utilizzo dell’olio con l’aggiunta di additivi in termini di performance. La questione, in quanto al limite del regolamento, era scoppiata in corrispondenza del Gp dell’Ungheria, ma salvo ribadire l’irregolarità della manovra e dare qualche aggiustatina al sistema come l’abbassamento del quantitativo di olio da 1,2 kg per 100 km a 0,9 kg, la FIA aveva fatto ben poco.

Forse per questo, consapevole di non rischiare nulla, la squadra di Maranello ha voluto confessare durante il pranzo natalizio con la stampa. “Onestamente, penso sia normale che una Ferrari o una Mercedes ci tengano a sfruttare ogni possibilità per aumentare le prestazioni. Il discorso però vale anche per gli altri motoristi. La Renault ha fatto una bella crescita nel corso della stagione anche se non sappiamo con certezza se fosse legato a quello. Detto ciò è dura dire che ne abbia beneficiato maggiormente”.

I cambiamenti

L’ingegnere emiliano ha in seguito parlato della ristrutturazione nell’area della progettazione power unit dopo l’uscita di scena del boss Lorenzo Sassi, dato ormai certo a Stoccarda a partire dal prossimo marzo: “Abbiamo riorganizzato la parte propulsore. Sono arrivate delle persone dalle serie GT. Uno è Corrado Iotti, che sarà il capo progetto e sviluppo del motore endotermico”.

Sul tema regole da aggirare si è espresso pure il Presidente Sergio Marchionne, che in linea con il Binotto ha rivelato di avere chiamato nel gruppo dei dipendenti ad hoc per trovare i famosi escamotage sulla scia del doppio diffusore dalla Brawn GP nel 2009, utili per vedere accrescere le proprie capacità prestazionali. “Noi in GES abbiamo delle persone che sono pagate con il solo compito di trovare il buco non coperto dal regolamento FIA”, le sue parole.

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