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Ferrari (©Getty Images)

Di frequente a braccetto con i grandi leader politici mondiali, specialmente Vladimir Putin di cui si è pubblicamente dichiarato sostenitore, Bernie Ecclestone non è mai stato un paladino del “siamo tutti uguali”. Vissuto da tutti come il Supremo del Circus, ovvero come colui che doveva avere l’ultima parola su tutto, l’87enne non ha di certo digerito l’arrivederci e grazie della Liberty Media nei suoi confronti. Sin dai primordi della categoria ai vertici in stile burattinaio, non appena terminata la stagione 2016, l’inglese subì l’onta del rifiuto venendo messo alla porta dai nuovi proprietari della baracca che senza giri di parole, gli comunicarono che per lui non ci sarebbe stato più posto.

Come facilmente ipotizzabile questa mossa è stata il la per continue lamentele da parte di Zio Bernie, che più volte, nei mesi recenti ha mortificato il lavoro degli americani, sostenendo di avergli consegnato “un albergo a 5 stelle, reso da loro un umile McDonalds”. “Chase Carey e soci si renderanno presto conto che la F1 non è fatta per la democrazia”, ha rilanciato nel corso di un’intervista allo storico reporter Roger Benoit. “E lo capiranno perché fino ad ora non sono stati in grado di combinare nulla”.

L’attacco a Maranello

Per non farsi mancare nulla Ecclestone ha altresì puntato il dito contro la Ferrari, rea di non essere stata all’altezza della sfida con la Mercedes per meri problemi di atteggiamento. “E’ una storia vecchia”, ha affermato da suo ranch in Brasile. “Se non vincono vanno nel panico. L’ex Presidente FIA Max Mosley potrebbe scrivervi una lunga lista delle volte che la Federazione ha dovuto venire incontro alle esigenze della Scuderia ed aiutarla. E’ normale però che loro negheranno sempre”.

Infine il big boss ha rinnovato il suo affetto per un pilota in particolare. “A mio avviso Alain Prost è stato il migliore di tutti i tempi. Con un po’ più di fortuna avrebbe ottenuto almeno sei mondiali”.

Chiara Rainis

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