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Maurizio Arrivabene (©Getty Images)

Dopo mesi di silenzio il boss Ferrari Maurizio Arrivabene è tornato a parlare e lo ha fatto sulle colonne di Autosprint andando a toccare tutti i temi principali di questa fetta abbondante di campionato 2018.

Innanzitutto il manager bresciano ha cercato di spiegare i motivi che l’hanno spinto a pronunciare dopo il GP d’Italia la famosa dichiarazione che al Cavallino “non ci sono maggiordomi”. “Ero convinto che avrebbe generato polemiche”, ha sostenuto. “Non è stata una frase felice, anche se consapevole. Tra l’altro ci siamo scambiati messaggi con Valtteri Bottas (ndr. che a Monza ha platealmente aiutato il compagno di box). Mi sono sentito in dovere di farlo perché lo rispetto, mi sono voluto scusare con lui. Evidentemente nel momento in cui mi è uscita dalla bocca, l’ultima persona alla quale ho pensato è stato lui, che è un ragazzo molto in gamba e che stimo. Lui ha capito benissimo la situazione in cui è stata detta”.

Capitolo Tempio della Velocità

Passando a quanto accaduto allo start della gara sul circuito brianzolo e sull’errore di Vettel il 61enne ha affermato: “In partenza non si danno ordini di squadra. L’unico ordine che si dà è di non fare stupidaggini alla prima curva e sottolineo alla prima curva. Si è parlato della staccata al limite di Kimi, beh, cosa doveva fare?”. Magari una comunicazione avrebbe potuto esserci, ma più avanti nella corsa, non certo al via”.

“Per quanto concerne Sebastian, il mio compito è scendere nell’arena e mettermi in prima fila, nel senso che alla fine il responsabile di tutto questo sono io. Che sbagli chi guida o che sbagli la squadra, c’è un responsabile e sono io. È mio dovere e sarebbe folle non farlo, non puntare il dito sul pilota anche considerato il fatto che mancano ancora tanti GP alla fine. Poi è ovvio, ma si agisce parlando di queste cose in casa e non esternandole”.

L’equipe e Marchionne

Per Arrivabene l’elemento più esaltante del momento è quello di aver messo a tacere i critici dimostrando di saper lavorare bene anche con i tecnici emergenti. “Ci vedevano come l’Armata Brancaleone e venivamo derisi“, ha proseguito. Pian piano siamo cresciuti assumendoci delle responsabilità. Oggi abbiamo processi operativi molto efficienti, ma soprattutto è bello vedere ragazzi che vogliono vincere. L’unica cosa che invidio alla Mercedes, a volte, è la dose di freddezza che loro hanno“.

“Circa Sergio, preferirei per disciplina aziendale, non fare commenti sui miei superiori diretti. E’ stato detto e scritto molto, ma non ho mai letto una riga che evidenziasse il fatto che io sono qua perché mi ha assunto lui. E’ stata una persona dalla quale ho imparato tantissimo“, ha concluso.

Chiara Rainis

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