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Vijay Mallya, Force India (©Getty Images)

Dopo una lunga querelle con il governo indiano che lo reclamava in patria con l’obiettivo di processarlo per bancarotta fraudolenta Vijay Mallya è stato arrestato questo martedì a Londra.

Il fermo del patron della Force India è stato annunciato dalla Polizia Metropolitana della capitale inglese. Il motivo? I 900 milioni di sterline che il magnate deve al suo Paese per il collasso della sua ex impresa. La compagnia aerea Kingfisher Airlines, fallita nel 2013.

L’operazione è stata condotta in sinergia tra le due nazioni dato che lo scorso febbraio l’India aveva inviato una richiesta formale di estradizione. Nel rispetto dei trattati che legano l’India al Regno Unito.

Giusto un anno fa al 61enne era stato revocato il passaporto diplomatico e allegato un mandato di cattura che per un po’ aveva evitato fuggendo in Inghilterra.

Chi era presente al Gp di Silverstone nel 2016 ricorderà di averlo visto circolare nel paddock come nulla fosse, salvo poi sparire di nuovo. “Non ho niente da nascondere”. Diceva. “Nei miei confronti si sta facendo una vera caccia alle streghe”.

Secondo quanto riportato da Autosport il manager di Calcutta dovrebbe apparire davanti alla Corte di Westminster nel tardo pomeriggio di oggi (martedì).

“Gli ufficiali della Polizia Metropolitana Unità Estradizioni questa mattina, 18 aprile, hanno tratto in arresto un uomo sulla base di un mandato. Vijay Mallya è stato fermato per conto delle autorità indiane in relazione all’accusa di frode”. Il testo ufficiale redatto dagli agenti.

Nonostante le note vicende finanziarie che l’hanno trasformato in uno dei personaggi più oscuri della F1, l’imprenditore è sempre stato molto apprezzato nell’ambiente. Legato fortemente alla scuderia rilevata nel 2007 con il nome di Spyker, ha contribuito a far crescere un team altrimenti da fondo gruppo a suon di investimenti e partnership con nomi importanti a livello globale. Il miglior risultato ottenuto dalla Force India è stato il quarto posto costruttori dietro a Mercedes, Red Bull e Ferrari del 2016

Chiara Rainis

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