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Ayrton senna, Imola 1994 (©Getty Images)

Imola 1994 ha sicuramente dato vita un prima e un dopo della F1, un po’ come l’11/9 lo ha creato per l’America. La fine dell’epoca Senna, avvenuta nella maniera più tragica ed eroica che si potesse immaginare, ha distrutto il cuore di molti tifosi e sconvolto le esistenze di quanti lavoravano nel Circus. In particolare nel garage Williams. La squadra che Beco aveva voluto frequentare al termine del periodo McLaren, ingolosito dai risultati del suo rivale per la pelle Alain Prost.

Come noto, in quell’anno, al vertice del reparto design di Grove c’era Adrian Newey, da sempre definito un genio per le sue trovate estreme ma efficaci, ed in seguito al tragico impatto finito sotto processo per aver costruito una vettura pericolosa, o comunque sistemata dopo alcune richieste da parte del pilota, in maniera non conforme, per capirci alla carlona.

Di questo episodio e dei sensi di colpa provati successivamente per l’atteggiamento superficiale tenuto, il britannico ha parlato in un’autobiografia pubblicata in questi giorni dalla Harper Collins, intitolata “Come costruire una macchina”, a tratti utilizzata a mo’ di auto-assolvimento. “Al di là dell’ipotesi che l’incidente sia stato causato dalla rottura del piantone dello sterzo, non si può negare che sulla FW16 ci fosse una componente sbagliata che non avrebbe mai dovuto essere lasciata in sede.E mi rammarica essere stato uno dei senior officer nel gruppo di progettazione di una monoposto che ha ucciso un grande uomo”, si legge. “Infatti sono stato io ad aver scombinato l’aerodinamica del veicolo. Ho riportato l’utilizzo delle sospensioni passive e disegnato una monoposto instabile, e lui ha dovuto compensare le mancanze del mezzo”. Quindi su quanto accaduto al giro 7 alla curva del Tamburello ha precisato: “Anche se non avesse forato, prendere l’interno e dunque una traiettoria veloce ma sconnessa, sarebbe stato difficile pure per uno come lui considerate le problematiche dell’auto. Per questo mi sento in parte responsabile del suo decesso, sebbene non colpevole”.

Come conseguenza del trauma seguito al tragico evento Newey ha confidato di aver perso quasi tutti i capelli.

Chiara Rainis

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