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Sebastian Vettel (Getty Images)

La vittoria di Montecarlo sembra aver messo fine alle dicerie sull’addio di Sebastian Vettel nel 2018. Il doppio podio di Monaco ha dato fiducia al box Ferrari, ha dimostrato che la SF70H è al momento la miglior monoposto della Formula 1. Il pilota tedesco comanda la classifica a +25 sulla Mercedes di Vettel e ridato fiato ai sogni di milioni tifosi del Cavallino.

Da tanti mesi il team di Maranello sta osservando la politica del silenzio stampa. Nessuna indiscrezione sul futuro, poche diatribe mediatiche con i diretti avversari, zero progetti di vittoria iridata. Ma in occasione della premiazione della 24esima edizione del Trofeo Bandini a Brisighella l’ingegnere Mattia Binotto ha aperto una breccia nel muro del silenzio.

Nessun timore di poter perdere Vettel a fine stagione. Per il rinnovo del contratto c’è tempo, ma nessun dubbio da ambo le parti. “Sebastian è il nostro pilota, è quattro volte campione del mondo. Credo che rimarrà con noi  – ha assicurato il direttore tecnico italosvizzero -. Perché non c’è niente di più bello per un pilota di F1 che vincere con la Ferrari”.

L’obiettivo più urgente è continuare sulla strada intrapresa, lottare gara dopo gara, per scalare la montagna della vetta iridata. “La doppietta di Montecarlo ha fatto vedere come la nostra monoposto si adatti ottimamente a tutte le condizioni che possiamo incontrare durante i tutti i weekend. Soprattutto nei tracciati che richiedono più carico aerodinamico. In generale possiamo dire che la nostra vettura si è comportata bene su tutti i tipi di tracciato che abbiamo incontrato finora”.

Il titolo iridato sarà deciso solo nelle fasi finali. Bisognerà arrivare con il massimo carico di punti possibile. A cominciare dal prossimo GP in Canada, dove si arriva dopo la sorprendente prestazione di Monaco. “Vincere con una doppietta è stata una liberazione – ha confessato Mattia Binotto -. Ci aspettavamo questo momento per un lungo periodo di tempo e la Ferrari merita molto di più. Questa vittoria ci ha fatto crescere nella consapevolezza che la macchina è veloce. Siamo convinti che possiamo andare alla pari, o addirittura diventare i più forti”.