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Alonso e Vettel (Getty Images)

F1 | Pino Allievi ci racconta la sua F1

I motori cominciano a scaldarsi in F1 e la tensione sale alle stelle. I quotisti sono già tutti pronti a scommettere sull’ennesimo, infinito duello tra Ferrari e Mercedes. Un scalata lunga 21 tappe, che vedrà in scena Vettel e Hamilton, pronti a sfilarsi gara dopo gara la maglia del favorito per il titolo.

Guai però a riassumere questa F1 ad una lotta anglo-tedesca. La pista, infatti, è pronta a smentirci con Alonso, Verstappen, Ricciardo, Raikkonen e Bottas poco dietro, che non vedono l’ora di riprendersi la scena. Una scena agognata da tutti i 20 piloti del circus, ma che alla fine vedrà un solo protagonista: il campione del mondo della F1 2018.

Noi di Tuttomotoriweb.com, nell’attesa che il weekend tiri via il telone da questo immenso spettacolo che è la F1 abbiamo intervistato una delle penne più raffinate del nostro giornalismo, Pino Allievi, della Gazzetta dello Sport, che negli anni ha raccontato come pochi la F1 con sapiente delicatezza e distaccata passione. Abbiamo parlato con lui del passato, presente e futuro di questo sport, che è ormai pronto a scattare dalla linea di partenza per un’altra emozionante stagione.

Quale è stata l’emozione più forte della tua carriera?

L’emozione più forte della mia carriera è stata un incontro che ho avuto con Enzo Ferrari, in privato, nel suo ufficio. Rimanemmo credo per due ore e mezza completamente da soli senza addetti stampa, senza segretari, senza nessuno e parlammo poi di tutto, della sua vita, della mia, che era molto meno avventurosa, dei suoi piloti in un clima di totale libertà e sincerità.

Il pilota più simpatico e quello più antipatico che hai incontrato durante questi anni nel paddock.

Devo dire che nel paddock c’è una tale atmosfera improntata alla cordialità, che anche la gente antipatica per natura poi si scioglie e si apre. Devo dire che io ho trovato tutti molto simpatici. Io non conoscevo Kimi e tanti mi avevano detto che era antipatico e pieno di sé, invece, è uno che mi diverte molto, mi fa ridere e lo trovo ultra-competente.

La stessa cosa me l’avevano detta di Gianola per parlare di piloti di moto. Gianola è un mio conterraneo del lago di Como, quando correva era certamente diverso. Con lui mi faccio delle grandi risate e oltretutto noto in lui una competenza che hanno pochi.

Di piloti di auto c’è Arturo Merzario, non voglio neanche giudicarlo, è un amico e un pilota che stimo. Poi Merzario si pone al di sopra di simpatie e antipatie, Merzario è Merzario nella sua totale pazzia globale, che puoi solo volergli bene.

Mi è piaciuto tanto il messaggio che Marquez ha voluto mandare a Paddock dopo aver vinto l’ultimo titolo mondiale. Non lo conosco, però mi è sembrato un messaggio molto sincero, molto simpatico, molto distensivo.

Quale è stato il pilota che ti ha impressionato di più durante la tua carriera?

Devo dire uno solo, Carlos Reutemann, è stato il pilota più veloce che io ho visto. Credo che sul giro singolo fosse decisamente anche più veloce di Senna, solo che si esprimeva una volta su cinque. Poi aveva una serie di paturnie mentali, era uno che doveva avere tutto dalla sua parte: la macchina, le gomme, ecc, ma soprattutto la condizione mentale, che poi è quella che fa la differenza. Lui spesso non riusciva a mettere insieme tutto.

Però come qualità assolute di guida era uno che dava 1 secondo netto al compagno di team a parità di macchina o all’avversario più forte. Poi magari in gara non combinava niente e non capivi perché, ma Reutemann è uno che è davvero un’ingiustizia che non sia arrivato al titolo mondiale. Io in carriera ho visto tanti vincere il mondiale per il rotto della cuffia.

Si è tanto discusso del caso Irvine. Si disse che la Ferrari boicottò il britannico nella corsa al titolo poiché l’anno dopo sarebbe passato alla Jaguar. Tu cosa ne pensi?

La Ferrari non ha mai boicottato nessuno, certo non sarebbero stati affatto contenti. Tanto meno Schumi, che era Dio, e che quindi con la vittoria di Irvine la Ferrari avrebbe dimostrato che chiunque poteva vincere con quel mezzo. Nel team c’era una corrente di simpatia per Schumacher, però Irvine non ha vinto perché non è stato abbastanza veloce.

Io non credo che in Ferrari sia mai stato boicottato. Quando tu hai due piloti forti, tipo Ricciardo e Verstappen, oppure Lauda e Prost o Hamilton e Alonso, al massimo fanno primo e secondo o primo e terzo. Irvine, invece, non lo si è più visto. Se era in grado di lottare alla pari, lo sarebbe stato anche prima e anche dopo, invece non l’ha fatto. Un ragazzo simpatico, ogni tanto veloce, ma Schumacher era di un’altra categoria.

Ci vuoi raccontare un tuo personale aneddoto legato a Schumacher?

Ne ho tanti in verità. Una delle cose che mi sono rimaste misteriose è il fatto che dopo la F1 sia andato a correre in moto. Una volta l’ho trovato senza la solita gente intorno, senza gli opprimenti addetti stampa e tutte queste sovrastrutture. Parlammo delle sue gare con le superbike e mi sembrò di un appassionato da far paura.

Rimasi stupito da quanto lui amasse la moto. Poi ho sempre pensato che lui non amasse la moto in quanto tale, ma amasse il brivido e la velocità. Non l’ho mai capito. Però quando lui andò a correre in moto aveva la stessa spinta e lo stesso impegno di quando correva in F1. Anche se parliamo di due livelli diversi perché lui correva in moto da appassionato, mentre in F1 ci correva per mestiere.

Alonso viene considerato uno dei più grandi di tutti i tempi, ma sinora ha vinto “solo” 2 titoli, cosa credi abbia sbagliato durante la sua carriera? Cosa ne pensi del suo impegno nell’endurance?

Lui è uno di quelli che arriva sempre nel posto giusto al momento sbagliato, niente di più perché Alonso oggi, fosse alla Ferrari, vincerebbe quanto Vettel e fosse alla Mercedes vincerebbe quanto Hamilton. Lui è uno che ha sempre sbagliato i tempi, un po’ come Reutemann. Reutemann è arrivato in Ferrari quando la Ferrari non era ancora quella che avrebbero avuto poi Villeneuve e Pironi e arrivò in Lotus, quando la Lotus non era più quella che aveva avuto Andretti. Fernando però è un pilota stratosferico.

Secondo me è solo uno sfogo perché in F1 non riesce a combinare niente, perché la scelta di andare alla McLaren è stata, adesso lo dico con il senno di poi, totalmente sbagliata. Lui è arrivato in McLaren nel momento in cui si stava dismettendo l’Era Dennis. Dennis era uno che ai tempi di Alonso e Hamilton li aveva portati credo secondo e terzo nel mondiale. La McLaren ha avuto una serie di gestioni un po’ scellerate e oggi è quello che vediamo.

L’endurance è come la Formula Indy, un modo qualunque per tornare sul gradino più alto del podio in un altro sport. Io non sono convinto che lui ami molto l’endurance, anche perché mi sembra molto limitativo che lui vada a correre con compagni di squadra che non sono al suo livello.

Non mi piace. Quando i grandi piloti di F1 correvano nell’endurance c’erano Bandini-Scarfiotti, Surtees-Bandini, delle coppie strepitose. Adesso vedi nell’endurance tanti piloti che non sono riusciti ad accedere in F1 e quindi a realizzarsi.

Pensi che l’avvicendamento tra Montezemolo e Marchionne alla presidenza Ferrari sia stata una scelta azzeccata?

È una scelta nella logica industriale. Quando tu sei a capo di un ente, che sia un’industria di scarpe, che sia la Ferrari, che sia la presidenza di un condominio, dopo 23 anni devi aspettarti che qualcuno ti sostituisca se non vai via prima. Succede ovunque, è successo in Ferrari, ma succede in Fiat, in General Motors, in tutte le aziende. Montezemolo ha avuto il tempo e ha fatto il suo tempo. Ora c’è Marchionne e vedremo cosa farà. Non penso però resterà per 23 anni, su questo non ho il minimo dubbio.

 

Come pensi finirà la diatriba tra Ferrari e Liberty Media e come pensi stiano lavorando gli americani?

Per me finisce bene perché Liberty Media non ha i conti messi bene. Se vuole salvare i conti della F1 deve per forza fare i conti con la Ferrari. Non mi piace come stanno lavorando gli americani, hanno cominciato da dettagli insignificanti, quando ci sono problemi macroscopici che vanno affrontati subito. Li boccio nella prima parte, ma li aspetto con deciso ottimismo nella seconda parte della loro avventura.

A livello manageriale sono molto bravi. Io ho parlato con i singoli e sono molto bravi, purtroppo però non hanno la cultura della F1, cosa che invece aveva Ecclestone. Però anche per quanto riguarda il discorso di Ecclestone, è stato capo della F1 una vita, quindi ora si prova qualcun altro. Un po’ il discorso degli italiani che non vogliono più sentir parlare di DC o PD, o socialisti e comunisti ecc. e hanno deciso di votare per qualcuno di totalmente nuovo come il Movimento 5 Stelle. Proviamoli, visto che siamo disperati, vediamo cosa sono capaci di fare.

Newey si sta defilando in Red Bull, pensi occuperà un ruolo più istituzionale un po’ come successo a Byrne in Ferrari? Credi che questo allontanerà gli austriaci dai top team?

Newey è uno che ha mille passioni. Ha vinto tutto, in qualunque categoria si è cimentato ha trionfato. Lui è un tecnico straordinario che ha voglia di fare altre cose. Ha fatto una barca per la Coppa America, che non mi pare sia stata la fine del mondo. Lo vedo felice di essere andato a fare una veleggiata con gli amici o di essere andato con la sua GT40 a girare su un circuito sperduto dell’Inghilterra. Capisco la sua ansia di fare altre cose.

Ora hanno nominato un Direttore tecnico, ma quando nel team hai uno come Adrian Newey è normale che qualunque decisione passerà comunque sotto la sua supervisione se avrà voglia di prendere decisioni. Non credo che questa cosa avrà ripercussioni sul rendimento della Red Bull. Se lui ne avrà voglia se ne occuperà. Poi lui aveva una mansione superiore a quella di Direttore tecnico. Il riferimento tecnico della Red Bull resterà sempre Adrian Newey.

Cosa è successo nel 2017? Perché la Ferrari ha perso il titolo?

Perché la Mercedes è stata superiore alla fine. È stata superiore come team e come piloti.

Ci fai un pronostico sulla stagione che sta per partire?

Io vedo sempre Ferrari e Mercedes alla pari e chi commetterà meno errori vincerà il titolo.

Antonio Russo