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Luigi Mazzola (Facebook)

Una nuova stagione di Formula 1 è alle porte e la Ferrari, dopo il tentativo a vuoto del 2017, proverà nuovamente a strappare dalle grinfie della Mercedes il titolo mondiale. Noi di Tuttomotoriweb.com abbiamo avuto il piacere di intervistare l’ingegnere Luigi Mazzola, uomo chiave in Ferrari nei successi griffati Prost e Schumacher. A lui abbiamo chiesto di raccontarci un po’ la sua esperienza in F1 da passato, presente e futuro.

La Ferrari nel 2017 ha dato a tratti l’impressione di avere la migliore vettura, ma alla fine ha perso il titolo. Quale pensa sia stata la causa di questa sconfitta?

Per me è difficile parlare di cause non essendo più nell’ambiente Ferrari da tanti anni. Ho visto 2 macchine, 2 squadre, combattere, non dico sino alla fine, ma quasi. C’è sempre un solo vincitore, non ce ne possono essere 2. Si possono valutare alcuni aspetti, come l’affidabilità, per quanto concerne la trasferta asiatica.

Magari c’è stato qualche errorino anche da parte di Sebastian nei confronti di Hamilton, che è rimasto davvero molto solido fino alla fine. Ci sta che non si sia vinto. Ci sta anche però che la Ferrari era competitiva e ha combattuto praticamente sino alla fine.

Cosa ne pensa della diatriba sui motori ibridi?

Io sinceramente penso che il motore ibrido sia stata una scelta molto buona. Credo sia attualmente la massima espressione della tecnologia e anche del risparmio energetico. Poi ci sono i due estremi, dall’aspirato di una volta all’elettrico, diciamo che questo è il giusto compromesso.

Di una cosa però non sono così entusiasta perché vengo da un’esperienza totalmente diversa, questa cosa del numero limitato di motori. C’è il problema dei costi e lo capisco, ma 3 motori mi sembra un po’ un voler standardizzare la Formula 1, il che è un po’ contro la vecchia filosofia di questo sport. La F1 aveva nello sviluppo, nei test, nella creatività e nell’innovazione le sue caratteristiche fondamentali.

La Formula E potrebbe diventare a suo avviso un serio competitor della Formula 1?

No, siamo tanto indietro. Apprezzo la Formula E, a mio avviso è stata anche impostata molto bene a livello organizzativo. Ci sono gare veloci, circuiti cittadini e gomme praticamente da strada e per i piloti è difficile gestire quell’unica giornata senza dover andare a sbattere e rovinare praticamente tutto già nella FP1. Però paventare l’ipotesi che la FE possa sradicare la F1 credo non sia fattibile, siamo ancora troppo indietro.

Si è sempre vociferato che Senna, senza il terribile incidente sarebbe arrivato in Ferrari, ci commenta questa voce? C’era qualcosa di serio?

Io ero un normale ingegnere, non è che ero un personaggio molto elevato a livello di struttura organizzativa. Che ci fosse qualcosa di vero lo si avvertiva, poi che fosse fatto e che fosse arrivato nel ’95 è difficile da dire. Però all’epoca se ne parlava.

Valentino Rossi fece dei test con la Ferrari, l’idea del Cavallino Rampante qual era? Affiancarlo a Schumacher?

Sinceramente non lo so quale era l’idea nella testa del presidente Montezemolo. Diciamo che c’era la volontà di capire se poteva essere un pilota da Formula 1. Onestamente non so cosa sarebbe potuto capitare, quello non ho idea effettivamente.

La serietà con cui abbiamo fatto questo esperimento, che è durato circa 2 anni, faceva pensare che ci poteva essere qualcosa di più, poi che fosse con Schumacher, con Massa, con Raikkonen o con Alonso questo non ne ho idea.

Oggi sarebbe impossibile, secondo lei, ipotizzare l’approdo di Rossi in Formula 1 per 1 anno o 2 prima di chiudere la carriera?

Oggi no. A quei tempi dicevo di si, era un salto fattibile per lui. I tempi erano giusti perché i test erano ancora liberi, quindi poteva provare dove, come e quando voleva. Le macchine erano buone perché nel 2007 abbiamo vinto il mondiale e nel 2008 abbiamo vinto il costruttori. Le macchine erano sia affidabili che competitive. Lui sarebbe entrato in una situazione per così dire buona. Poi vallo a sapere cosa avrebbe potuto fare.

Tra i piloti con i quali ha lavorato, chi l’ha impressionata di più e perché? Con chi, invece, ha sviluppato maggiore empatia?

Diciamo che io ho lavorato con 2 stra-campioni che sono Prost e Michael, parlando di piloti da 4 ruote, tenendo quindi fuori Valentino in questo caso. Prost io lo considero il mio primo amore, ho debuttato con lui, non in semplici situazioni. Ho dovuto apprendere il mestiere in pochissimo tempo.

Ero un neo-laureato che aveva fatto 1 anno e mezzo di Ferrari tra ufficio tecnico e pista. Poi ad un certo momento sono stato buttato sul campo per fare l’ingegnere di pista di Prost, nel ’90. Alain si è dimostrato una persona molto comprensiva, ma allo stesso anche molto severa nel richiedere prestazione da parte mia.

Io ho dovuto spingere davvero tanto su me stesso per arrivare al suo livello. Dal punto di vista emozionale e affettivo rimane per me Alain un punto di riferimento. Con Michael ho lavora 10 anni, sono stato il primo ingegnere con cui ha lavorato. Ci siamo trovati subito alla stragrande, ma lì avevo già esperienza, capivo già le esigenze del pilota, riuscito anche ad entrare nella psiche del pilota.

Da quel punto di vista fu molto più facile per me. Diciamo che la mia volontà di voler chiudere con le gare e prendere in mano la squadra test, che poi nel ’95 avevo già preso, è stata perché ho voluto un po’ distaccarmi dalla situazione Michael pur considerandolo un grande.

Dal punto di vista delle qualità del pilota, Michael aveva due grandi qualità: era un gran manico per così dire, lui sapeva cosa voleva dire guidare una vettura al limite, sempre, comunque e dovunque e poi sapeva indirizzare le persone attraverso le sue emozioni, lui era molto emotivo.

Si è sposato molto con noi, magari non lo dava a vedere, ma con noi all’interno era molto legato. Sul fatto che io non ho fatto gare con lui, ma solo test, è chiaro che resta Alain il mio punto di riferimento. Per quanto riguarda i valori, non si possono paragonare, stiamo parlando di due eccellenze. Uno ha vinto 7 mondiali e l’altro ne ha vinti 4.

Sono sicuramente due piloti differenti. Alain era un personaggio che rispettava molto la vettura e sapeva gestire perfettamente le gomme. Sapeva arrivare ad un bilanciamento della vettura per la gara sempre ottimale, non lavorava per la qualifica. Non faceva gran frenate, anzi in alcuni circuiti avevo dei problemi con lui per far riscaldare i freni. Aveva molta velocità in curva, quindi una macchina stabile.

Michael, invece, era un animale da guida. Lui giocava col sovrasterzo, lavorava di farfalla, guidava con l’acceleratore, quindi non c’erano mai punti morti durante anche la curva del motore. Lavorava molto col posteriore e quindi tutto un altro tipo di guida, entusiasmante, al limite. Faceva si che anche con una “carretta” era capace di arrivare a qualche risultato importante.

L’exploit Mercedes di questi ultimi anni può derivare dal lavoro svolto da Schumi lì?

Certamente, dalla coppia Ross e Michael. Io resto dell’idea che Ross abbia chiamato Michael per farsi dare una mano per indirizzare il team.

Ritiene che Vettel possa raccogliere la sua eredità?

Non lo conosco io Sebastian, non ci ho mai lavorato insieme. Non è un’eredità così semplice, perché Michael era davvero completo, sia a livello di guida che come persona. Aveva una personalità, un’autorità e un’autorevolezza davvero forti e in più quando si metteva in macchina salutavi tutti. Che possa raccogliere o meno l’eredità di Michael non saprei perché non conosco l’attuale ambiente Ferrari.

Cosa pensa di Leclerc?

Non l’ho mai visto sinceramente. Io diffido sempre dalla GP2 e la Formula 2. Sono mono-marche che lasciano il tempo che trova. Le premesse ci sono tutte, ha dominato in GP2, non mi basta, però ci sono le premesse. Lui è un pilota Ferrari, quindi vuol dire che ha la caratteristiche per stare lì. Io quasi quasi lo avrei buttato direttamente in Ferrari, perché se ci si crede su questo ragazzo perché non provarci.

Cosa prevede per questo 2018 in F1, cosa accadrà secondo lei?

Cosa spero, prevedere è complicato in Formula 1. Spero che il 2017 sia stato un trampolino di lancio per la Ferrari per produrre con consistenza una prestazione. Spero che la Ferrari sia ancora migliore, perché ha gettato le basi l’anno scorso.

Mercedes è la continuità quindi è una continuità che è difficile da superare. Viaggia con la possibilità di tenere questa supremazia, anche perché non c’è un grande stravolgimento a livello di regolamento se non per quanto concerne il motore.

Poi ci sono le outsider. Ci potrebbe essere la McLaren, che ha questo nuovo motore, però devono stare attenti perché non è così scontato che mettendo un motore più potente uno vada più forte. A volte un propulsore più lento nasconde le pecche della macchina. Spero per loro che con Renault riescano a fare un salto in avanti.

Hanno uno dei migliori piloti della Formula 1 e sarebbe ora che potesse dimostrare in qualche modo ancora la sua validità. Poi ci sono gli altri team come la Renault stessa. La Red Bull, invece, ha sempre mantenuto un certo gap nei confronti della Ferrari e della Mercedes eccetto qualche gara. Però loro sono sempre stati capaci di fare dei salti durante la stagione non indifferenti.

Non metto Red Bull sullo stesso piano di Ferrari e Mercedes. Però se riescono a fare un salto così consistente già dall’inverno allora potrebbero ritrovarsi lì vicino e hanno Verstappen e Ricciardo che credo siano la migliore coppia del lotto.

Antonio Russo