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Giancarlo Minardi (Facebook)

F1 | Intervista esclusiva a Giancarlo Minardi

Giancarlo Minardi ha scritto la storia della F1 portando al battesimo tantissimi piloti, che poi negli anni si sono affermati come fuoriclasse di questo sport. Noi di Tuttomotoriweb.com abbiamo voluto affrontare con lui un intenso viaggio tra passato, presente e futuro di questo emozionante sport che è la F1 a pochi passi dalla partenza del mondiale 2018.

Quale è il ricordo più bello che ti porti dietro dalla tua esperienza in F1?

Non ne esiste uno in particolare. Indubbiamente il primo giorno, il 5 aprile del 1985, alle 9:30, quando la vettura è uscita con il semaforo verde ho pensato che finalmente eravamo arrivati in F1. Sino a quel momento era stata una lunga rincorsa per ottenere i visti, i permessi e tutto quanto, mentre in quel momento lì ero in F1.

Forse è il ricordo più bello, poi ce ne sono tanti, 21 anni di F1 sono fatti di alti e bassi, momenti belli e momenti brutti. Diciamo che quel momento ha consacrato la nostra entrata in F1.

Hai battezzato tanti grandi campioni nella tua scuderia, come si fa ad individuare un talento?

L’ho detto più volte, è difficile dare una spiegazione. Sono sensazioni che uno prova quando va in un circuito, quando vede un pilota girare, quando vede un pilota come si comporta con i propri meccanici, con i propri ingegneri e anche con i propri genitori. Soprattutto per i giovani è importante anche il rapporto che uno ha con i propri genitori. In ogni caso è difficile stabilire un vademecum di come uno identifica un talento.

Sono un insieme di sensazioni e intuizioni che uno ha. Questo è un fatto naturale, che fortunatamente ha anche mio figlio, quindi si tramanda anche. Io dico sempre, sono più sensazioni che intuizioni.

Eri molto amico di Ayrton Senna, quanto c’era di vero del suo possibile trasferimento in Ferrari senza il terribile incidente? Ci lasci un tuo personale ricordo di questo immenso campione?

Credo che quando aveva firmato con la Williams in quel maledetto ’94 era già stato superato un eventuale ingaggio da parte della Ferrari. So che c’era stato negli anni precedenti un incontro con Fiorio, erano molto vicini a un accordo. Poi perché sia saltato onestamente non ne conosco i particolari.

Credo che il suo obiettivo o almeno quello che aveva sempre esternato a me era quello di vincere i famosi 5 titoli per eguagliare il mito che era Fangio. Probabilmente se passava quel maledetto 1° maggio avrebbe vinto più di 5 mondiali e con la Williams qualche anno dopo si sarebbe ritirato oppure avrebbe mantenuto la promessa che aveva fatto e dopo i 5 mondiali sarebbe venuto in Minardi per far diventare grande la Minardi.

Alonso è stato uno dei tuoi pupilli. Nonostante sia considerato tra i migliori piloti in F1 ha vinto “solo” 2 mondiali, credi abbia fatto qualche errore durante la sua carriera?

Penso di si, indubbiamente i 2 titoli mondiali gli stanno stretti. Penso che è stato poco aiutato nelle scelte che ha fatto, è stato sfortunato, soprattutto in Ferrari, dove ha perso almeno 2 mondiali anche per errori del box. Al di là degli errori dei box, un campione come lui l’anno della vittoria del primo mondiale di Vettel, quando lui ha fatto la gara su Webber ha commesso un errore che non doveva fare.

Uno come lui doveva saper gestire il suo vantaggio e arrivare almeno 4° e non rientrare prima ai box. Ci sono state delle scelte sbagliate sue e anche altrui. Indubbiamente, io l’ho detto più volte, in certe situazioni, non mi pare sia stato gestito al meglio.

Fernando sta provando nuove esperienze extra-F1, cosa ne pensi? Credi possa fare la differenza anche lì?

Io non condivido questo saltare da un sedile all’altro o da una categoria all’altra. In questo momento uno deve fare delle scelte, magari difficili da prendere, ma scegliere la strada e perseguirla. In ogni caso abbiamo una prova inconfutabile, che è Indianapolis dello scorso anno dove, ripeto, non c’era la mia benedizione, perché non l’avrei fatto, ma ha dimostrato che senza esperienza, in un’avventura nuova, se non fosse stato per la sfortuna probabilmente avrebbe vinto. La classe non è acqua e dove va va dimostra che lui è in tutti sensi un campione.

Alboreto, Fisichella, Badoer e Trulli, sono tutti passati da te, oggi, invece, non ci sono italiani in F1, non c’è più talento nel nostro paese o è colpa dei team?

Ne manca qualche altro tipo Morbidelli, che ha corso in Minardi. Credo manchi un team, che io chiamo materasso, una squadra tipo Minardi che faceva debuttare i giovani che arrivavano dalle formule minori. Anche se in un piccolo team come Minardi avevano la possibilità di proporsi come ipotetici campioni. Credo che oggi manchi questo all’automobilismo italiano.

Purtroppo c’è solo la Ferrari, perché la Toro Rosso è una squadra di estrazione austriaca ed è comunque uno junior team della Red Bull. La Ferrari a parte l’Academy deve far correre piloti, non sempre condivisi dal sottoscritto, che hanno già un nome e una storia alle spalle. Oggi, ma non è solo oggi, noi abbiamo alcuni piloti italiani che non hanno avuto la possibilità di debuttare e quindi dimostrare quello che avevano fatto vedere nelle formule minori. Non è una mancanza di piloti, ma una carenza di team pronti a scommettere su giovani driver. C’è solo la Ferrari e non è facile far debuttare un pilota italiano.

Nell’auto l’80% è Inglese, quindi è difficile far esordire piloti italiani. Poi i team ormai hanno tutti una propria scuola, una propria Academy e di conseguenza è difficile inserire un driver italiano.

Come valuti la scelta di sollevare dal proprio ruolo Montezemolo in favore di Marchionne? Pensi sia stata la scelta giusta per Ferrari?

Questo sarà solo il tempo a dirlo. Indubbiamente i titoli vinti da Montezemolo sono innumerevoli ed è un record difficile da raggiungere. Il cambiamento al vertice Ferrari ha innescato un terremoto in tutta l’azienda. Purtroppo quando fai questi cambiamenti qui occorre del tempo per ricreare un ciclo vincente. Poi solo la storia ci dirà se è stata una scelta giusta o meno.

C’è anche da dire che stiamo vivendo un momento particolarmente competitivo in F1. Fare dei paragoni non è facile. Lo stesso Montezemolo, quando arrivò nel ’92, prima di vincere passarono 8-9 anni. Quando si passa da un ciclo ad un altro non è così immediato il risultato sportivo.

Nella diatriba tra Ferrari e Liberty Media sui motori ibridi per il 2021 da che parte ti schieri?

Credo che sia un discorso abbastanza complesso. Alla fine del 2020 scade il patto della concordia, che lega tutti i team con Liberty Media. Siamo davanti ad una situazione pesante, non so quanto Liberty Media sia in grado di sostenere uno scontro con Ferrari, ma anche con Mercedes, che è sulla stessa linea Ferrari e anche credo Renault. Resta il 4° costruttore, che è Honda, che inoltre ha un potere inferiore rispetto agli altri 3 essendo solo un fornitore.

Credo che sarà una discussione non facile. Ovviamente le schermaglie di ora sono una cosa normale. Quando si discute de patto della concordia si passa di solito attraverso queste discussioni, a volte anche catastrofiche in un certo senso: “Fuori io o fuori loro”. Io credo che gli attori attuali della F1 siano importanti per la F1, ma allo stesso modo credo che la F1 sia importante per il loro brand.

La Formula E potrebbe interessare a Minardi? Cosa ne pensi?

Difficile esprimere un giudizio su un modo peraltro che non conosco. È più facile parlare di energie alternative, che farle. Tutte le case costruttrici stanno guardando il futuro, soprattutto dopo il 2020, per degli obiettivi da raggiungere per il 2025, che vanno verso l’elettrico.

Sull’elettrico c’è ancora tanto da fare, tanto da programmare, anche a livello di infrastrutture. La Formula E è una strada che i costruttori devono percorrere soprattutto in proiezione futura. Quanto sarà vicino e realistico questo futuro, onestamente non ho gli strumenti per poter giudicare, se devo dire se mi piace onestamente faccio fatica perlomeno in questa Formula. In ogni caso sta cambiando, già dall’anno prossimo non ci sarà più il cambio vettura e quindi diventerà una vera gara con motore elettrico. Forse nel futuro sarà anche più bella la competizione.

Facciamo un gioco: Puoi scegliere due piloti da questa F1 da mettere nel tuo team. Chi prendi e perché?

Il mio DNA mi ha sempre portato a correre con i giovani, dipende da che tipo di squadra dovrei gestire. Se parliamo di un top team è inconfutabile il fatto che almeno uno dei due piloti deve avere esperienza. Quello giovane poi deve essere abbastanza bravo per mettere sulla corda quello esperto e allo stesso tempo imparare da lui.

C’è possibilità di vedere in futuro di nuovo Minardi in F1?

Penso di no perché è cambiato il mondo. Oggi partire da zero per costruire un team, con le problematiche che ci sono credo che non c’è niente di impossibile, ma è molto difficile. Che un piccolo team o un piccolo costruttore possa entrare in F1 lo vedo un fatto estremamente complicato.

Cosa mi dici, invece, del Minardi-Day?

Io credo che non ci sia un futuro o un presente senza il ricordo del passato. Il Minardi-Day deve essere un passato che deve aiutare a far crescere il presente e a ricordare che con quel passato si sono creati piloti, ingegneri, tecnici e quindi deve insegnare qualcosa per proiettarsi nel futuro. Bisogna continuare nella ricerca di nuovi ingegneri, di nuovi meccanici, di nuovi piloti. Il Minardi-Day serve a far ricordare quel periodo storico del mondo del motorsport.

Un mondo, che ovviamente avendolo vissuto in prima persona per me è stato il momento più bello. Oggi stiamo vivendo una F1 estremamente competitiva, perché c’è un gap molto ristretto tra primo e ultimo, anche se i primi della classe hanno una marcia difficile da raggiungere. Guardando le auto e i motori del passato, che hanno fatto la storia del motorsport degli ultimi 100 anni, si passa sicuramente un bel weekend, un bel incontro da vivere tutti insieme per ricordare ciò che ha fatto la storia dell’automobilismo.

Cosa pensi del ritorno di Alfa Romeo?

Per il momento è una scelta pubblicitaria. Speriamo che nel medio-lungo periodo non sia una scelta solo di marketing perché Alfa Romeo è un brand importantissimo per il motorsport, che ancora oggi vive dei fasti del passato. L’Alfa Romeo in passato era competizione, corsa, ha vinto dei mondiali. È stato un marchio estremamente importante per il motorsport e che sia tornato così prepotentemente anche in F1, anche se solo come sponsor, credo sia un bel passo importante e va applaudito Marchionne per averlo fatto.

Ci fai un pronostico sulla stagione 2018 di F1?

Abbiamo assistito a dei test, purtroppo per i colori italiani, inconfutabilmente in favore della Mercedes. Le stesse dichiarazioni fatte post-test da Mario Isola della Pirelli, va ad evidenziare che la Mercedes ha una marcia in più e ha anche la tranquillità del campione del mondo. C’è ancora una Red Bull, che non ha svelato a mio avviso tutte le proprie carte. La Ferrari, in questo momento, se le cose stanno come stanno, certamente dovrà inseguire la Mercedes, speriamo non anche la Red Bull.

C’è una sorpresa, che è la Toro Rosso, per i Km che ha fatto. La situazione a centro gruppo si è compattata con Renault e Force India. Vedo un po’ in difficoltà la McLaren. Quella che mi ha un po’ deluso è la Sauber. Con i nuovi innesti tecnici e il motore aggiornato mi aspettavo che il gap fosse inferiore rispetto alla concorrenza. È anche vero che c’è un Leclerc al debutto e un Ericsson, che pur essendo, credo, alla 6a stagione, non è che abbia mai brillato nel passato. Comunque diamo tempo al tempo.

Antonio Russo