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Emanuele Pirro (©Getty Images)

Emanuele Pirro è uno di quei personaggi che rappresenta un vero e proprio orgoglio per l’Italia. Nella sua carriera ha vissuto il motorsport a 360° come pochi. È stato collaudatore per la McLaren-Honda in Formula 1 e sempre in F1 ha corso per la Benetton e la Dallara. Ha vinto per ben 5 volte la 24 Ore di Le Mans diventando l’italiano più vincente di sempre della famosa classica francese, 3° assoluto alle spalle di Tom Kristensen (9 successi) e Jacky Ickx (6 vittorie), alla pari di Derek Bell e Frank Biela.

Negli anni Emanuele Pirro è diventato un punto di riferimento per la FIA, che vista la sua enorme esperienza nel motorsport lo ha chiamato a svariati ruoli istituzionali. Saltuariamente ricopre anche il ruolo di commissario in Formula 1, da quando si è deciso di far partecipare alla commissione ex piloti. Noi di Tuttomotoriweb.com abbiamo avuto il piacere il intervistare per voi questa autentica leggenda del motorsport italiano.

Com’è nata la tua passione per i motori?

La mia passione per i motori è nata da sempre. Secondo me non è mai nata perché ci sono nato insieme e da quando sono piccolo che mi piacciono le macchine, le moto, poi ho conosciuto i go kart, quindi è una cosa con cui sono nato.

Qual è stata l’emozione più forte della tua carriera?

Secondo me quando ho fatto la mia prima gara, perché è stato un sogno che è diventato realtà. Naturalmente ce ne sono state altre, però la mia prima gara con i kart la ricordo ancora come una giornata memorabile.

Dei tuoi innumerevoli avversari, quale è stato il pilota che ti ha impressionato di più?

Nella mia carriera forse Senna.

Tu che hai scritto la storia della 24 Ore di Le Mans, cosa ne pensi della decisione di Alonso di prendere parte a questo tipo di gare? Pensi possa fare la differenza?

La decisione la trovo fenomenale, mi è piaciuta un sacco perché ultimamente i piloti di Formula 1 tendevano a non guardare oltre il loro orticello. L’automobilismo è sicuramente di più della F1, quindi è stata proprio una bella cosa. Lui è già qualche anno che guarda altre gare, è venuto anche alla 24 Ore di Le Mans 2 anni fa, ha fatto la 500 miglia di Indianapolis, l’anno prossimo farà Daytona.

Penso che sia molto positivo che una persona come Alonso, che è un esempio per tutti gli altri abbia preso questa decisione. Non ci dimentichiamo però anche di Hulkenberg, che due anni fa poi l’ha anche vinta la 24 Ore di Le Mans. In fondo è una cosa buona che i piloti di Formula 1 comincino a guardare oltre la F1 stessa. Specialmente per gli altri, perché agli occhi di molte persone i piloti di F1 sono una razza superiore diciamo, ma in realtà ci sono tanti piloti che in F1 non ci sono mai stati, ma che sarebbero stati fenomenali anche in Formula 1.

Inoltre, quando un pilota di F1 va a fare altre gare non è che è nettamente più bravo degli altri. Quindi è anche un modo per dimostrare agli altri che non esiste solo la F1 nel motorsport.

Agli inizi di carriera sei stato collaudatore per la McLaren-Honda, cosa ne pensi di questo matrimonio interrotto? Pensi che la Honda l’anno prossimo riuscirà ad essere competitiva?

Per il matrimonio interrotto mi dispiace un sacco, perché la McLaren-Honda me la ricordo come un’eccellenza nella tecnologia dei motori. La Honda ha fatto la storia non solo delle moto, ma anche delle macchine. Lì erano di un livello eccezionale, inoltre era un piacere lavorare con loro.

Invece, il modo in cui si sono ripresentati è stato sicuramente di una categoria diversa. Questo mi ha fatto male, la Honda di oggi è l’ombra di quella che c’era negli anni ’90. Però credo pure che il matrimonio è nato male, quindi credo abbiano fatto bene a separarsi. Con la Toro Rosso io credo che possano fare bene. Io penso che avevano solo bisogno di un po’ di tempo e di una collaborazione un po’ più tranquilla diciamo. Magari da questo divorzio ne guadagneranno entrambe, spero.

Sei stato commissario in Formula 1 nel 2010 ad Abu Dhabi, in quell’occasione la stampa, soprattutto estera, fece un po’ di polemica. Ci puoi raccontare cosa successe?

Ad Abu Dhabi è stato il mio primo Gran Premio, era il primo anno in cui la FIA ha chiamato gli ex pilota a fare i commissari. Credo che alcuni, una piccola parte, non si erano ben resi conto del motivo per cui la FIA aveva chiamato degli ex piloti. La Ferrari si giocava il titolo contro Vettel e alcuni, pochi, della stampa tedesca avevano scritto delle cose abbastanza cattive nei miei confronti, pensando che io in qualche modo potessi avvantaggiare la Ferrari.

Questo mi ha fatto un po’ male, però la cosa buona è che il 99% della stampa ha preso le mie difese. Quello, invece, mi ha fatto veramente piacere. Poi guardandola con il senno di poi è davvero ridicolo pensare che una persona messa lì, possa favorire uno piuttosto che un altro. Se metti in dubbio la professionalità delle persone secondo me hai un problema tu stesso che la metti in dubbio.

In questi giorni si leggono tante cose sulla presunta competenza o uniformità di giudizio, anche perché sono temi tanto complessi e da casa è complicato comprenderli. Però l’importante è che non venga mai messa in discussione la professionalità dei commissari.

Riguardo il caso Verstappen ad Austin, con il sorpasso ai danni di Raikkonen e la conseguente penalità tu cosa ne pensi? Avresti preso la stessa decisione?

Tutti avrebbero preso la medesima decisione, perché lì non c’è scelta. Quello che molte persone non riescono a capire è che i commissari non prendono una decisione basata sul proprio buonsenso. Verstappen ha fatto un sorpasso andando con la macchina fuori pista, non c’è proprio discussione. Purtroppo la gente a casa fa fatica a capirlo perché il regolamento dice che non è un’infrazione uscire di pista, ma lo è, invece, farlo e trarne un vantaggio.

Quando si vede uno che va lungo o viene spinto fuori, da casa in maniera superficiale ci si chiede perché non venga penalizzato. In realtà però se tu non ne trai un vantaggio non vieni punito.

Pensi che si potrebbe fare qualcosa di più per aumentare la visibilità del motorsport oltre la Formula 1?

Sono tanti anni che la Formula 1 si è staccata dal resto del motorsport e anzi la vecchia gestione della F1 ha fatto di tutto per far si che il resto del motorsport non rubasse popolarità alla Formula 1 stessa. Credo che sia troppo sbilanciata la popolarità della F1 in relazione agli altri sport. Però rimettere al loro posto gli equilibri è complicato.

Penso che anche la gente a casa, i non appassionati, facciano fatica a seguire più di una categoria. Però di sicuro chi capisce di motorsport va a vedere: la 24 Ore di Le Mans, le gare di Formula 3, i rally, manifestazioni tipo Goodwood, insomma chi capisce di motorsport apprezza un po’ tutte queste altre categorie. Però bisognerebbe sicuramente promuoverle di più.

Cosa pensi della Formula E?

La Formula E la stanno spingendo tanto, secondo me è una nicchia del motorsport, ma il vero motorsport è quello che noi conosciamo. Ben venga la Formula E, a patto che non diventi per questioni politiche la categoria più amata dagli italiani.

Quale sarà il tuo futuro, che programmi hai?

A parte le mie gare con macchine storiche che faccio con passione, ho diversi impegni istituzionali sia con la Federazione Italiana che con quella Internazionale, continuo a fare il commissario. Faccio parte di alcune commissioni della FIA: la commissione Endurance, la commissione piloti. Sono presidente della commissione karting italiana, che è un bel impegno per cercare di riportare il kart dove merita di essere. Poi sono membro della commissione piste e percorsi che è la commissione dell’ACI Sport e si occupa dell’omologazione dei circuiti. Insomma faccio tante cose nel motorsport che mi impegnano.

Cosa ne pensi di questo mondiale di Formula 1 che si avvia ormai all’epilogo?

È stato bellissimo per diversi motivi: primo perché le macchine, esteticamente, sono parecchio più belle di quelle dell’anno scorso; Poi perché l’usura delle gomme non era così delicata, quindi i piloti avevano la possibilità di spingere di più. Fino all’anno scorso il risparmio delle gomme aveva un impatto troppo grande sulla strategia di gara. Poi finalmente è stato un campionato combattuto con due protagonisti e mezzo, sarebbe bello se ce ne fossero tre o più, però quest’anno è stato combattuto.

Mi è piaciuto molto. Io il fatto di meritarsi le cose non ci ho mai creduto, chi vince vince e ha vinto perché ha fatto più punti in qualsiasi sport. Per me Hamilton ha corso meglio di chiunque altro e sia Vettel, che la Ferrari hanno perso un sacco di punti per la strada che non dovevano perdere.

Antonio Russo

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