CONDIVIDI
F1 – Riccardo Ceccarelli (Facebook)

In F1 un ruolo fondamentale lo giocano il fisico, ma soprattutto la testa. Proprio in questa stagione, nel duello tra Vettel e Hamilton abbiamo appurato quanto sia fondamentale mantenere alta la concentrazione. Noi di Tuttomotoriweb.com abbiamo avuto il piacere di intervistare il Dottor Riccardo Ceccarelli, che negli anni grazie a Formula Medicine ha forgiato i più grandi campioni del motorsport nel corpo e nella testa.

Dei piloti che sono sotto la tua responsabilità chi pensi sia più in forma e chi ti ha impressionato di più durante la stagione?

Quest’anno abbiamo collaborato con circa 170 piloti di ogni categoria, dai Go-Kart alla F1. Difficile dire chi ci ha impressionato di più anche perché non vorremmo fare torto a nessuno. Sicuramente abbiamo visto tanti giovani con un grosso potenziale. Ma dovendo fare due nomi credo che sia necessario andare ai “piani alti”: sicuramente ci ha impressionato Danilo Petrucci in MotoGP visto che era un outsider ed invece ha fatto una stagione straordinaria collezionando un record: è il primo pilota ad essere salito 4 volte sul podio nella massima categoria delle due ruote correndo per un team privato.

Tornando alla F1, consideriamo molto positiva anche la stagione di Ericsson, un altro pilota che a mio avviso non è conosciuto per il suo vero valore. Quest’anno ha avuto come compagno di squadra uno dei più validi tra i giovani talenti, un pilota su cui la Mercedes fa affidamento per il futuro e direi che se l’è sempre giocata alla pari. Purtroppo navigare nelle retrovie ti tiene lontano dalle attenzioni del pubblico e degli addetti ai lavori, ma noi che “vivisezioniamo” ogni sua prestazione siamo molto contenti dei suoi risultati.

Tu che oltre al corpo, curi anche la mente dei piloti, come pensi stia psicologicamente Vettel dopo questa batosta?

Vettel ha vinto 4 Campionati del Mondo, Vettel è un campione, e un campione sale in macchina e trasforma le frustrazioni in energia positiva, rendendo ancora di più. Mi aspetto quindi da Vettel un’altra grande stagione.

Ci parli del Mental Economy Training?

Il “Mental Economy Training” è il risultato di 30 anni di carriera sulle piste e dei risultati di prestigiose ricerche scientifiche condotte da Formula Medicine, in partnership con importanti aziende ed istituti universitari, studiando le performance ed il funzionamento cerebrale di alcuni campioni della F1 e del motorismo in generale.

L’esperienza ci ha portato a dimostrare che il ritmo di gara di un pilota è condizionato principalmente dalla performance mentale piuttosto che da quella fisica. Anche i migliori campioni di Formula 1 spesso non sono infatti in grado di disputare un’intera gara sempre al limite, come quando sono in qualifica. Normalmente il loro ritmo è circa tre decimi inferiore rispetto al massimo potenziale, e solo quando la strategia di gara lo richiede spingono al limite ma lo fanno per un numero di giri limitati.

In quei frangenti la frequenza cardiaca sale anche di circa 15-20 battiti rispetto a quella misurata durante il normale ritmo di gara, ad indicare che per togliere i 3 decimi di margine che il pilota conserva è necessario un notevole incremento dello sforzo psico-fisico. Ulteriori, approfondite analisi, ci hanno permesso di dimostrare che l’aumentato sforzo è quasi del tutto imputabile ad un maggior consumo del sistema nervoso e quindi del cervello.

Ed è proprio per un limite dovuto ad una precoce stanchezza mentale che il pilota non è in grado di effettuare una intera gara ad un ritmo sempre massimale. Questo vuol dire che la maggior parte dei piloti ha al suo interno la potenzialità per guadagnare anche 20 secondi in ogni gara, un’enormità se rapportata ad un mondo che tiene in considerazione anche i millisecondi.

Da queste scoperte è nata la necessità di approfondire le indagini sulle peculiarità che contraddistinguono il cervello dei piloti di Formula 1, cosa che è stata fatta tramite uno studio scientifico, unico al mondo nel suo genere, condotto in collaborazione con l’Università ed il CNR di Pisa. Utilizzando una Risonanza Magnetica Funzionale sono state indagate le performance ed i consumi cerebrali di un gruppo di 12 piloti professionisti, per poi essere confrontate con un gruppo di 12 “non atleti” di pari età.

I risultati sono stati sorprendenti e rivoluzionari, da un certo punto di vista, perché hanno sfatato quei luoghi comuni che circolano anche tra gli addetti ai lavori e che ergono il pilota a livello di un vero e proprio superuomo. In realtà, giudicando solo le performance mentali, non ci sono differenze in termini di risultati tra i piloti di Formula 1 e le persone “normali”. L’eccezionalità della ricerca risiede però nella dimostrazione che il cervello dei piloti ha una maggiore ottimizzazione delle sue risorse, essendo in grado di attivare meno aeree cerebrali, e quelle che si attivano risultano essere impegnate ad un livello assai inferiore e di avere tra di loro comunicazioni più rapide ed efficaci.

In altre parole, a parità di performance, il cervello dei piloti è molto più “economico” in termini di dispendio di energie nervose. Direttamente dai risultati di questa ricerca, Formula Medicine ha sviluppato il “Mental Economy Training”, composto da una serie di strumenti e tecniche, in gran parte ideati e realizzati da Formula Medicine stessa, per valutare in maniera oggettiva le performance cerebrali e al tempo stesso quantificare il dispendio energetico neurologico.

Con questa metodologia di lavoro è possibile allenare gli atleti ad ottenere prestazioni mentali sempre più elevate con un consumo di energie nervose sempre più basso, peculiarità che contraddistingue i campioni dell’automobilismo. Formula Medicine ha quindi potuto dimostrare che quello che sembrava impossibile adesso è possibile: alcune registrazioni delle frequenze cardiache rilevate durante una gara di F1 hanno mostrato chiaramente che un pilota allenato con le nostre nuove metodologie è capace di mantenere un rendimento da qualifica per tutta la gara.

Visti i risultati ottenuti abbiamo deciso di investire ancora maggiori risorse in questo settore arrivando a realizzare la “Mental Economy Gym”, la prima palestra mentale al mondo, nella quale si possono allenare fino a 20 persone in contemporanea in competizione tra di loro. Per riassumere, il “Mental Economy Training” si propone di “mettere più cavalli nel cervello degli atleti, riducendo al tempo stesso i consumi di benzina”.

Che tipo di preparazione deve fare un pilota per essere al top in questa F1?

Per me la preparazione di un pilota si può riassumere con la figura di un podio immaginario. Sul terzo gradino metto la palestra per la forza e resistenza muscolare con particolare riferimento ai muscoli sport-specifici, collo, braccia e tronco. Sul secondo gradino metto la resistenza aerobica per avere un cuore d’atleta, meglio se fatta con lunghe ed impegnative sessioni in bicicletta. In alternativa, corsa, kayak, sci di fondo. Sul primo gradino metto l’allenamento mentale ed ovviamente mi riferisco al “Mental Economy Training” creato da Formula Medicine.

Secondo la tua esperienza in Formula 1, qual è stato il pilota più forte fisicamente e mentalmente che hai avuto in cura?

Fisicamente difficile da dire. Direi che Trulli e Alonso hanno sempre avuto prestazioni fisiche di elevato livello. Ma mentalmente penso che nessuno abbia mai eguagliato Kubica.

Sappiamo che sei particolarmente legato a Robert Kubica. Pensi possa tornare ai suoi livelli? Secondo te lo vedremo già nel 2018 in F1 ed eventualmente in quale team?

Io credo che Robert sarà al via della stagione 2018. Se sarà in grado di tornare ai suoi livelli è impossibile dirlo. Potenzialmente sì, proprio grazie alle sue risorse mentali. Fisicamente non saprei, non tanto per la forza fisica quanto per gli aspetti del gesto atletico che un pilota deve compiere nell’atto di guidare e gestire tutti i controlli disponibili sul volante.

Dal 2006 siete responsabili della sicurezza ai test di Formula 1. Ci puoi dare qualche anticipazione sui prossimi passi in agenda per migliorare ulteriormente questo aspetto in F1?

Da più di 10 anni siamo andati a coprire un ruolo che era scoperto. Molti circuiti infatti durante i test abbassavano troppo la guardia. Con il nostro lavoro abbiamo contribuito a tenere alta l’attenzione ed uniformare verso l’alto gli standard.

Ovviamente tutto questo è stato ottenuto seguendo le linee guida sviluppate dalla FIA che da diversi anni è molto attiva in termini di sicurezza, tanto che oggi la F1 è diventata uno sport molto più sicuro di una volta. Purtroppo la tragedia del povero Jules Bianchi ci ha insegnato che una serie di circostanze negative possono sempre presentarsi, ma sicuramente circuiti, macchine e personale dedicato hanno fatto dei grandissimi passi avanti in questo settore.

Al momento stiamo cercando quindi di lavorare ancora in più stretta sinergia con la FIA per cercare ulteriori margini di miglioramento negli standard di sicurezza ai test di F1.

Sei da tanti anni in Formula 1, ci racconti un tuo personale aneddoto?

Un giorno mi chiama Daniele Morelli dicendo che ha messo sotto contratto un giovane pilota per disputare l’europeo di F3, ma che questo ha avuto un incidente stradale grave con fratture multiple ad un braccio. Manca una settimana all’inizio del campionato ed i medici che lo hanno in cura dicono che non è operabile, che ci vorranno almeno 6 mesi e dubitano sul recupero completo della funzionalità della mano destra.

La situazione è grave perché se non torna in macchina al più presto perde gli sponsor che gli garantiscono la stagione. Avevo già conosciuto questo ragazzo qualche anno prima, in occasione di un test per giovani organizzato dalla Toyota e mi aveva impressionato per le sue potenzialità. Lo faccio portare a Viareggio, il Dr. Vito Maiolino, che era in ferie, torna in ospedale e lo opera compiendo un’opera d’arte.

Dopo 3 giorni inizia la riabilitazione, dopo un mese e mezzo fa un test e a meno di due mesi dall’operazione debutta in F3 vincendo immediatamente la sua prima gara. È la nascita di un talento che a mio avviso avrebbe potuto diventare uno dei più forti piloti della storia della F1, ma un incidente ben più grave, in un rally amatoriale, sembra stroncargli definitivamente la carriera. In questi giorni sta cercando di rientrare nel circo della F1 con la determinazione e la testardaggine che lo contraddistingue. Io gli auguro il meglio.

Marchionne da qualche anno ha preso il posto di presidente Ferrari sollevando dall’incarico Montezemolo dopo anni di successi. Ci dai un tuo personale pensiero su entrambi?

Difficile per me dare un giudizio. Per loro parlano i grandi risultati ottenuti in FIAT e in Ferrari.

Vettel e Hamilton, nel 2018 il mondiale sarà ancora affar loro?

Saranno sicuramente entrambi protagonisti, ma io mi auguro per il bene della F1 e dello spettacolo che si inserisca qualche altro pretendente.

Antonio Russo

 

Google ha selezionato TuttomotoriWeb.com tra i siti accreditati per il servizio News. Seguici su Google News per restare aggiornato su tutte le notizie dal mondo dei motori